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Un tavolo piccolo e quadrato. Tre nuove amiche si scambiano parole e sguardi tra vino bianco e cocktail analcolici.
Il passato viene nei discorsi, viene sempre accennato per sorriderci su, per far capire quanto le cose possono cambiare.
Un paio di ragazzi si avvicinano e mi salutano. Uno dei due non si ricorda di me, ma sembra essere dispiaciuto dato che una volta seduto desidera la mia presenza.
Incredibili organizzazioni di settimane lesbiche raccontate a quattr'occhi, per programmare fantasticamente un futuro tutto roseo.
Dopo questi uomini che usiamo e che ci usano.
L'amore esiste, certo, in diverse sfumature.
Ho guardato lo specchio l'altra mattina, mentre il gatto Icaro mi faceva le fusa sul polpaccio ben disegnato e liscio. Ho guardato lo specchio ed ho visto di nuovo me stessa. Con quegl'occhi, con quella bocca, con quel suo modo di farti credere tutto e non darti nulla.
Con quella forza che mi ha spinto fino a raggiungere quelle cose.
Come se all'improvviso mi fossero spuntate un paio di ali.
Certo, tanto ha fatto lei e quella serata. Certo, tanto ha fatto quel bacio, di nuovo rubato, di nuovo li, di nuovo corrisposto.
Una passione silenziosa e sottile che esplode sotto qualche strana luce o nel buio della sua casa.
Nessun altro pensiero.
Solo me stessa, a testa alta. Colma di tutto.
Io rinasco senza te, dice una canzone. Io posso rinascere tutti i giorni.
E mentre qualcuno prega che io non parta oltreoceano, anche se fosse tra un anno, io dentro ci spero.
Perchè basta amarsi per ricominciare.
Tutto ebbe inizio quando lei mi baciò.
Ed io avevo fatto l'amore con lui da un'ora.
Lei con una normalissima scusa di truccarmi, si era avvicinata fin troppo al mio volto fino a sentirne il fiato e non avevo fatto neanche in tempo ad aprire gli occhi che lei aveva già sfiorato la mia bocca.
Un buon gusto di bayles, dolce e corposo.
Poi si è allontanata ed ha ripreso a truccarmi. Nessuna delle due aveva coraggio di dire qualcosa. Solo una telefonata, arrivata all'improvviso, aveva spezzato quell'imbarazzante silenzio.
Il suo ragazzo la invitava a cena in un posticino molto romantico. Era il loro anniversario, tre mesi, i primi fatidici tre mesi.
Avevo preso la mia borsa, mi ero rimessa i miei stivali tacco nove, sistemata la gonna e l'avevo salutata come sempre, un bacio labbra su labbra, veloce. Entrambe ci aspettava una serata che lasciava solo spazio alla fantasia e alla passione. Lei era la mia migliore amica e quel bacio non mi aveva lasciata sconvolta. Forse perchè non era il primo, forse perchè io e lei eravamo sempre state così libere.
In macchina, stereo ad un volume forse troppo alto e guidavo, guidavo, senza tomtom o cartine.
Sapevo esattamente dove andare.
Ero entrata in casa, in una casa conosciuta da pochi mesi, candele sparse per terra e nell'aria ancora l'odore dei nostri corpi che si bramavano.
Quanto mi aveva voluta, un paio d'ore prima sul quel letto già rifatto, quanto mi aveva tenuta vicino a se per sentire il mio cuore battere, per sentire il mio respiro sulla sua pelle.
Mai ci eravamo amati così, con questa passione che passava dal violento alla dolcezza più pura.
Le nove e trenta sette. La porta della cucina chiusa a chiave. Volevo sbirciare, volevo sapere cosa c'era aldilà di quella porta di legno massiccio bianco.
Buio. In un attimo tutto si era fatto buio e avevo riconosciuto.
Il suo profumo.
Mi aveva messo un foulard sugli occhi e mi aveva baciato il collo abbracciandomi da dietro. Una canzone non conosciuta riempiva la casa. Mi aveva presa per mano e mi aveva condotta in chissà qualche luogo.
Quando avevo aperto gli occhi avevo ritrovato un tavolo rotondo imbandito per una cena romantica, romantica e solo nostra.
Avevamo mangiato, avevamo brindato con un buon vino rosso, avevamo sfiorato le nostre mani e dentro si fremeva ma avevamo atteso.
Che quella passione esplodesse in noi e avevamo fatto l'amore tutta la notte e lui non smetteva di farmi sentire bene, di avvicinarsi al mio seno e appoggiare la sua gote ed io mi avvicinavo e sfiorandogli leggermente il naso con il mio naso gli respiravo il suo respiro.
Tutto ebbe inizio quel pomeriggio.
La mia migliore amica mi aveva telefonato un paio di giorni dopo, in lacrime. Lui non era andato all'appuntamento dell'anniversario. Maledetto bastardo avevo pensato e già preparavo qualche piano strategico per fargliela pagare. Ma lei mi aveva fermata sul nascere, diceva che forse se me lo presentava se gli presentava la gente con cui lei usciva, lui si sarebbe aperto, fidato.
Appuntamento alle diciotto e trenta al Caffè Vittorio, ero arrivata prima di entrambi e mi immaginavo lei bellissima e imbarazzata e lui classico uomo ricco che tiene le ragazze come burattini e sapevo che non saremo mai andati d'accordo.
Lei era arrivata, bellissima appunto, circondata da uccellini fischiettanti e nei piedi delle paperine comprate insieme. Neri lunghi e lucidi i suoi capelli le coprivano le spalle.
Un sguardo.
Lui mi aveva sorriso camminando ed io avevo fatto un cenno, tirando su l'angolo sinistro della bocca.
Si stava avvicinando mentre lei girava ansiosa il caffè. Dava le spalle. Io mi ero alzata gli ero andata incontro e lui mi aveva inaspettatamente baciata. Ero rimasta li, su due piedi e lei si era girata appena per vedere dove ero andata.
Ci eravamo avvicinati al tavolo, insieme, mano nella mano e gli avevo presentato lui. L'uomo che mi aveva amata e lei sapeva quanto.
Lui aveva tolto la sua mano con un gesto veloce e lei mi aveva guardata con gli occhi pieni di quelle lacrime che già conoscevo.
Amavamo lo stesso uomo.
Dallo stesso tempo.
Amavamo lo stesso uomo dallo stesso tempo e lui non aveva detto nulla, aveva sorriso e aveva ripreso a camminare.
Io e lei, una di fronte l'altra.
Il vento si stava alzando.
I suoi capelli svolazzavano e i miei restavano nella capigliatura per fermata.
Eravamo rimaste io e lei, una di fronte all'altra.
Tradite una dall'altra.
In modo silenzioso e mai creduto possibile.
Lui era sparito. Come sparivano quelle persone che nella vita non sapevano far altro che portare maschere.
Era arrivato il mio caffè.
Lei aveva chiesto due whisky.
Una volta arrivati aveva preso in mano il suo bicchierino e porgendomelo, aveva brindato, a noi.
Io mi ero sporta verso lei e l'avevo baciata labbra su labbra, senza timori.
Brindavamo a noi, a quell'amicizia che niente aveva potuto spezzare.
Pianoforte a coda, nero, lucido, messo in un angolo del salone e usato solo da mani esperte.
Entro silenziosa e vedo una schiena che si contrae un poco, un piede, quello destro, che si alza e si abbassa su un piccolo pedale e ogni tanto,sulla tastiera spuntano dita che creano accordi.
Come. Sei. Veramente.
Fuori piove. Hai accesso qualche lampada in questo grande salone per riportare quel colore rossastro dell'autunno vissuto insieme.
Ti manco. Lo sento dalle note che sprigioni, lo sento dalla passione che metti nel pressare quei tastini bianchi e neri, lo sento nel vedere la tua testa che si sposta che avanza verso l'intensità.
Rimango ferma e immobile sulla porta di legno massiccio con addosso il cappotto nero che gocciolando ha già formato una piccola pozza ai miei piedi. Rimango lì e ti osservo mentre con un gesto lento mi sposto una ciocca di capelli bagnata che mi tagliava in due l'occhio sinistro.
Un lampo. Tuona. Non ti fermi, non ti spaventa nulla ed io sobbalzando temo che tu possa avermi sentita.
Starei qui per sempre. A sentirti suonare, a vederti fare l'amore nell'amore.
Mi manchi. Lo sento dal mio cuore che accelera quando arrivi a quelle note, lo sento nel ricordare te seduto su quel seggiolino di pelle nera ed io che mi avvicinavo, ti passavo una mano nei capelli e cominciavo a cantare.
Riempivamo la casa di noi.
Adesso siamo qui, così vicini e così lontani, così ancora nostri così già soli.
Quel tuo pianoforte ha sentito tutto, ha visto tutto.
Ha visto le mie dita imparare piccole melodie da suonare al tuo arrivo, ha visto la gioia dei tuoi occhi quando hai saputo di diventare padre, ha visto la mia gioia quando ci siamo trasferiti in questa casa e io decidevo i colori delle tende da mettere per proteggere il pianoforte dal sole.
Come. Sei. Veramente.
Continui a suonare quella canzone, continui e continui.
I miei occhi su di te.
Tremo.
In mano, bagnata, una busta bianca contenente un passo indietro.
Indietro di anni, indietro di case comprate, di spese fatte, di regali ricevuti, di notti d'amore, di giornate intense, di scappatelle nei week end per poterci amare, di due figli, di un gatto, di tre cani, indietro di un quadro, indietro di una crociera, indietro di quel viaggio di nozze, indietro dal nostro primo bacio. Indietro di tutto.
Poso la busta sul tavolino di Frattini che avevamo comprato ad un mercatino a Torino, la poso e resto ancora un attimo a guardarti.
Le tue braccia muscolose che nel suonare però si affievoliscono, si inteneriscono e si addolciscono come quando cullavi i nostri figli.
Ti manco. Lo so. Perchè non suoneresti a ripetizione questa nostra canzone.
Mi manchi. Lo so. Perchè non starei qui a guardarti e morire dentro.
Un passo indietro. Mi volto e pestando la mia pozza d'acqua vado via silenziosa come ero entrata.
La musica si interrompe.
Lui si gira, vede la busta e sente il suo profumo. E' stata qui.
Vede la pozza e le impronte di quelle scarpe, le sue scarpe.
Ti manco. Lo so. Perchè se non saresti stata zitta e non saresti andata via senza dire una parola.
Mi manchi. Lo so. Perchè le mie dita non smetteranno mai più di suonare.
Come. Sei. Veramente.
Chi ha paura batti un colpo. Perchè in questo silenzio affogo.
Perchè questa ironia ammazza più di parole ben dette.
Un corpo perfetto si avvicina, mi prende e mi colma di liquido d'amore mentre con le mani mi sfiora.
Sogno mentre i miei occhi seguono ammaliati scene di un film strano.
Un ritorno che ferisce una partenza che si vuole programmare, lontana, verso braccia che mai mentiranno, braccia amiche che ameranno incondizionatamente, una partenza che diventa ogni giorno più verace e più difficile.
Qui non c'è nulla che mi tenga. Non un corpo, non un sentimento, non persone indispensabili, perchè anche se ci fossero, all'improvviso riuscirebbero a ferirmi.
Una pugnala data sotto un raggio di sole così con quella velocità che i colibrì sbattono le ali, con quella velocità di una stella cadente.
Eppure. Eppure.
Nonostante questo sangue, nonostante queste gocce di sangue che macchiano la neve bianca non mi sento sconfitta.
Mentre dormo una mano silenziosa mi schiaccia dolcemente il naso.
La scena più dolce.
Mentre sono sdraiata sul divano chiedo un abbraccio e una persona si sdraia su me e mi abbraccia con il calore del suo corpo.
La scena più eccitante.
Scene, tante scene, infinite scene, parole scritte, buttate, cancellate, tenute serrate per permettere alla felicità di spargere il suo seme anche nel tuo grembo.
Partorirai nostro figlio. Senza che tu ora sappia nulla.
Uno sguardo. Milioni di parole. I perchè li vedo passare nei tuoi occhi. Ti stai chiedendo cos'ho. Ti stai chiedendo se poi ne è valsa la pena di fare quel tuffo di testa per poi ritornare sulla sabbia secca. Ti stai chiedendo se quei baci rubati alla notte sono stati più di semplici baci rubati alla notte.
Ho scritto di te, ho scritto di te parecchie lune fa. Ho scritto della gioia che mi dava sperare in un bel rapporto. Ho scritto del feeling che si è creato subito e di cui non eravamo spaventati. Ho scritto di te quando mi davi la forza di sopportare pesi impossibili, giornate strazianti, situazioni complicate.
Ho sentito la tua voce quando il mondo ha vacillato sotto ai miei piedi ed ero nuovamente delusa. Ho sentito le tue parole tra i miei singhiozzi e non me ne vergognavo.
Ho sentito un tuo abbraccio quando credevo che il mondo avesse organizzato la mia distruzione. Ho visto i tuoi occhi sorridenti, ho visto le tue mani sicure imboccare la tua bocca sorridente.
Ho visto che a volte non serve a niente far finta di credere che qualcosa si può avere senza combattere. Ho visto la tua grinta, il tuo bisogno di metterti in gioco e vincere. Sempre.
Ma tu non hai visto. Non hai visto i miei occhi, non hai sentito la mia bocca che ti baciava e non erano baci rubati alla notte. Tu non hai sentito che erano baci di chi vuole quel corpo.Tu non hai sentito che dentro quei baci c'era passionalità, desiderio e bisogno di farti sentire l'eccitazione che da tempo aspettavi.
Ho scritto di te parecchie volte, da amica da provocatrice da amica provocatrice da amante da amica provocatrice amante pronta a combattere.
Adoro le sfide e tu lo sei. Sfiderò occhi, sfiderò mani, sfiderò bocche e corpi filiformi, sfiderò l'astuzia e la sfortuna che s'abbatte sempre per rovinare un piano ben progettato.
Per te, combatterò. Ho visto i tuoi occhi, maliziosi, provocare.
Ho visto me stessa accettare la tua provocazione.
Ti stupirai di cosa le persone sono in grado di fare. Per te cosa sono in grado di fare.
Ho paura di me stessa, di quando penso, delle cose che penso rispetto a me stessa e rispetto agli altri, come se nel pensarle bastassero poi pochi giorni per la loro realizzazione.
Mai cinque numeri buoni per vincere qualche sano eurino e poter realizzare qualche sogno tenuto nel cassetto.
Quel cassetto vecchio e impolverato.
Questa radio funziona male, salta il cd ogni volta che prendo uno di quei ben fatti tombini lasciati a mezz'aria. Mi piace questa canzone e me la canto a squarcia gola dentro questa mia macchinina e non importa se i vicini di semaforo mi guardano con faccia stralunata come per dire "Ma guarda questa qui che se la canta come se fosse in camera sua!" si appunto, canto, mica faccio le pulizie che alcuni di voi si dilettano tra un rosso e un verde.
E me la canto e se guardate ancora un po' abbasso il finestrino e vi chiedo se piace anche a voi. Oh, lasciamo stare, alzo, alzo, anche se tutto viene distorto, voglio entrare dentro quelle parole.
Coincidenze, perchè proprio oggi ho trovato questa canzone e si, saran già più o meno quaranta chilometri che me la canto, repeat e via.
My heart's crippled by the vein That I keep on closing
Canto e penso, canto e mi rilasso a centotrenta allora sull' 'autostrada appena imboccata che mi riporta dove tutto è iniziato.
You cut me open and I
Ho bisogno di ritornare alle origini come per sentire la scossa, il brivido che pensavo fosse un brivido dei tanti e invece era IL brivido. Ho bisogno di staccare i piedi da questa terra e toccarne altra, quella magica che nel suo misterioso modo riesce sempre a darmi risposte a farmi aprire gli occhi.
Keep bleeding Keep, keep bleeding love
Sono innamorata di un viso e di un corpo, sono in preda a degli attacchi di "Torno indietro e non lo lascio più" ma l'istante dopo mi sento ancora libera, affezionata ma libera di partire e capire.
I keep bleeding I keep, keep bleeding love
La mia uscita, metto la freccia per girare a destra, guardo gli specchietti e mi sposto e mentre imbocco la curva un po' stretta abbasso il finestrino per far entrare aria fresca, aria nuova che ossigena il cervello. Ottantanove chilometri. Stessa canzone. La vomiterò prima o poi.
Keep bleeding Keep, keep bleeding love You cut me open
E anche se la vomiterò non importa, ora mi va così.
Yet everyone around me Thinks that I'm going crazy, maybe, maybe.
La gente vicino a me dice che sono pazza, forse, forse.
Toglierei il forse. Oggi sono pazza. Lo sono e me ne vanto. Sanguinando.
Sono uscita di casa con addosso un paio di jeans consumati, stivali calzati di fretta, maglioncino rosa coperto da un cappotto nero e una sciarpa troppo pelosa anch'essa nera. Il cuore credo di averlo in testa.
Sono uscita con un vecchio cappello che sa di vaniglia, sa troppo di vaniglia dannazione e mi copre un po' il volto ceh già tengo basso per non congelarmi gli occhi.
Cammino veloce per raggiungere una panchina in un parco mezzo ghiacciato, una panchina in mezzo al nulla di un parco vicino a casa, ghiacciato.
Mi vibra il cellulare. Guardo chi mi chiama e non rispondo.
Ora tutto può essere rimandato.
Mi avvicino alla panchina con passi silenziosi, quasi non volessi arrivarci.
"Ciao Kevin" "Ciao Carol, come stai?"
Come sto, come sto, come pensi che stia dopo la cena di ieri sera, dopo i due bicchieri di vino rosso, dopo la tua domanda, dopo la domanda di Sam, dopo la battuta di Frank, dopo che non riuscivo a rispondere perchè il groppo in gola stava li e non ne voleva sapere di scendere.
O sali o scendi dannato groppo, devo rispondere se no chissà cosa pensano mi dicevo ieri sera, ma nulla, è rimasto li e mi ha fatto scivolare una lacrima, fuori dalle orbite, fuori dai miei occhi scuri.
Confessione di un dolore tenuto compresso nell'anima per troppo tempo.
"Bene bene... sai che io e l'alcol o meglio, io e il vino rosso siamo..." non mi lascia finire "Si, poi quando hai finito di continuare a trovare patetiche scuse parliamo di quello che ho capito ieri sera, eh?" mi dice secco. Anzi, no, freddo e ghiacciato come questa panchina che mi congela il culo.
Mi alzo e cammino, troppo freddo quel legno ma non potevamo vederci in un bar? è gennaio dannazione!
Oh Kevin da dove potrei iniziare. Vediamo.
C'era una volta una piccola ballerina che, no, no nessuna ballerina, allora potrei con C'era una volta una giovane ragazza, che amareggiata dalla vita, no ,no sembra l'inizio di un suicidio.
"Dimmi, sentiamo cosa il buon intenditore ha capito, dato che mi sembri fin troppo presuntuoso, oggi", oggi, oggi? mah, lo è sempre Kevin presuntuoso, modesto presuntuoso e affascinante.
"Carol mi hai detto piangendo che eri.. uso la tua espressione Fottutamente e Dannatamente Innamorata Di Me e peccato un piccolo particolare - che cosa ho detto? l'ho detto davvero? a lui proprio a lui? e cosa altro ho fatto? ma non ricordo o faccio finta di non ricordare? cosa sta succedendo... oh diomio la testa, il cuore, le mani si sono due e le scarpe le ho messe e - che a pochi metri c'era Rachel e ci ha visto".
Finisce e mi guarda fermandosi, io proseguo ma lui mi strattona leggermente, per fermarmi, per condurmi un po indietro alla sua altezza. Non ti dico nulla, scordatelo, piuttosto faccio l'alcolizzata cronica che si dimentica le cose ma non ripeto nulla e poi ci ha visto, Rachel, ok, ma non mi è saltata agli occhi mi pare e anche se l'avesse fatto giuro, per te avrei reagito. Ma non ti dico nulla, scordatelo.
"Sinceramente non ricordo molto, mi spiace se ho fatto o detto qualcosa che mi pare abbia disturbato il quieto vivere..." "Carol, cazzo! Non stiamo parlando di noccioline, caramelle o bar per andare a fare aperitivi. Sto parlando di una cosa che mi hai sputato in faccia così, all'improvviso, una sera come altre, una sera in cui fuori c'era un bufera di neve, ieri sera... e non usare la scusa del vino, lo so che se hai detto quella cosa è perchè non ne potevi più, perchè tu sei così - presuntuoso due la vendetta e sentiamo come sarei - devi arrivare al limite devi arrivare all'orlo dell'oblio per chiedere aiuto, per parlare...".Si siede mi sembra agitato, le mani tremavano un po' e le ha ficcate subito in tasca, oggetto di sicurezza primaria.
Ma cosa ne sai eh Kevin mi verrebbe da dire, no, glielo dico "Cosa ne sai? magari era solo qualcosa che provo per qualcuno e l'ho detta a te, pensando di fare una prova, pensando fosse l'altro, che ne so che pensieri passano nella testa piena di barolo!".MI siedo, gamba destra piegata e sotto il sedere, mi sporgo un po' verso lui.
Ok Carol salviamo il salvabile o facciamolo affondare.
Gli accarezzo la testa e gli do un bacio sulla guancia "Scusa - gli dico a bassa voce - scusa se ti ho fatto litigare con Rachel, scusa se ho detto quelle cose e ti prometto che con te non berrò più vino dato gli effetti distruttivi. Io..." mi fa segno di smettere di parlare e adesso che ho detto? che ho fatto? "Carol, dimmi solo se è vero e non mentire non farlo non con me non farlo ancora perchè ieri sera quando me l'hai gridato in faccia mi hai sconvolto mi hai lasciato li su due piedi immersi in un oceano di perchè e quando mi hai baciato - già ti ho baciato finalmente e mi hai baciata e mi hai tenuta stretta a te, le ho sentite sai le tue mani sulla mia schiena che non volevano farmi allontanare - dentro si è aperta una porta che forse avevo murato..."
Ora io non so proprio che dire. Kevin, un mio caro amico da un paio d'anni, un amico con cui ho avuto un feeling particolare dal primo momento, un rapporto così intenso e variabile da non poterne fare a meno, da non poter classificare la sua persona come un amico dei tanti. Lui era l'amico per eccellenza, fino a quando, quel giorno, ho incrociato per sbaglio i suoi occhi e l'ho visto come un ragazzo.
"Kevin, te l'ho detto - imperterrita continuo a barare a questa partita - è stato un momento un attacco..".
Mi bacia. Mi bacia e mi porta a se, mi prende il volto con le mani, dio con le mani le sue mani, e mi bacia calmo e colmo, sento il suo cuore battere veloce veloce veloce sulla mia bocca sento le sue mani fredde sul mio volto che sta esplodendo, e il mio cuore? la mia testa? persi, in un posto che nessuno sa.
"Anche se in ritardo, buon anno Carol... e smettila di giocare e trassare - mi legge nella mente? - con me non hai speranze, vinco sempre!" mi dice dandomi un colpetto sul naso con il naso.
"Guarda che stai facendo tutto tu e adesso cosa dovrei dirti io eh? " lo so cosa dovrei dirti ma faccio la dura perchè non voglio che tu creda che io, io... Io Dio!... che bello sei immerso in quel cappottone scuro e il tuo profumo, che lo sento sulla mia pelle appena mi sfiori, appena mi sfiori un attimo e penso se mai dovessi fare l'amore con te.
Penso a noi, stesi su un letto ad accarezzarci lenti, dolci, come per paura di spezzare i petali ad un fiore raro e tu sei raro, baci sulla bocca i tuoi baci sul mio corpo, lenti vogliosi di scoprire quelle zone che vedevi da una scollatura, le tue mani che toccano la mia pelle la mia carne nuda sotto il tuo corpo nudo e quella passione che incomincia a risalire e il respiro inizia ad accelerare e sposti leggermente il viso mi guardi mi guardi come non mi hai mai guardata mi guardi e mi dai un bacio silenzioso come per cercare conferma ed io chiudo gli occhi fai di me parte di te e diventiamo una linea sola perfettamente armoniosa che si muove lenta per ricercare note di piacere dimenticare una linea che si muove lenta e pian piano accelera e cerca la passione le tue mani tra i miei capelli le mie mani sul tuo petto fino a che insieme tiriamo leggermente il volto all'indietro nell'istante in cui è arrivato in noi il piacere l'esplosione di una stella.
"Tu non devi dire nulla devi solo baciarmi... e continuare a farlo senza smettere".
Sono viva, si sono viva, con le mani ghiacciate ma il cuore caldo, bollente e dentro c'è un liquido d'amore, di bisogno di lui, salvo il salvabile o lo faccio affondare?
Lo bacio lo bacio e non smetterei davvero più di farlo. Si accendono i lampioni, si accendono le stelline nel cielo, nell'aria ancora odore di feste. Mi prende per mano, stasera è la nostra prima sera.
E ora non posso più nascondere che sono innamorata e non voglio più mettermi in secondo piano lui merita tutto ed io gli regalerò la Luna, stanotte e per sempre.