martedì 26 settembre 2017

Non c'è un perchè.
Un per come.
Non c'è un tempo. 
Giusto o sbagliato.
C'è solo il caso, il destino, quello che vuoi che sia.
Qualcosa c'è.
Magari son state le preghiere al vento.
O quelle sotto la doccia per non farti vedere piangere.
Magari sono state le cure che ti hanno quasi portata ad odiare il tuo corpo, te stessa e forse pure tuo marito.
Magari son stati i vari calcoli combinati tra temperature test e fasi lunari.

Magari.
Era solo arrivato il tuo momento.

Ci sono persone a cui capita come mangiare un gelato.
Ci sono persone a cui capita come scalare una montagna.

Ed è diversa la sensazione, quella cosa che si sente in fondo alla pancia del cuore.
Perchè se l'hai desiderato, cercato, agoniato, sentirai sicuramente una morsa, ti sentirai vacillare e inizierai a chiederti se è davvero successo a te.

A te.

Diventerai mamma. 
Sarai una donna, sarai una mamma.

E in un baleno ti chiedi perchè hai dovuto aspettare così tanto, così tanto per provare questa sensazione.

E in un baleno non ti chiedi più nulla, ti godi solo i bei momenti, la gioia di vederla in una video, di tenere in mano una sua ecografia, di iniziare a sentirla che si muove in te.

Mamme. 
Le ansie ci saranno. 
Ognuna avrà la sua.
Chi non avrà il lavoro, un compagno stabile, una casa di proprietà, una famiglia vicina che posso aiutare, problemi di qualunque genere. Ci saranno sempre.

Ma sono convinta che ora bisognerà mettere una marcia in più, e non per noi stessi.

Ma per questa nuova vita.

Mamme, finalmente possiamo tirare un sospiro di sollievo e sentir tremare il grembo non per l'angoscia, ma per la gioia.

[ arriverà quando meno te l'aspetti]

Odio questa frase, ma con me, nulla di più giusto.



Auguri a te, a me, a noi.

[perchè se a tutto c'è un perchè, il mio perchè sei tu, 

Vittoria]





giovedì 10 marzo 2016

DA OGGI SONO CON TE

Lui sorseggia un Martini Royal.
Il locale, avvolto da luci soffuse, lascia trapelare odore di frutta, alcol e fiori.
Tamburella con la mano, controlla il telefonino, si aggiusta la giacca, passa una mano tra i capelli brizzolati, si schiarisce la voce e cerca di tenere a freno il cuore che gli sta esplodendo in gola, nel petto.
Sono passati troppi anni, eppure, un patto e un patto.

"Sai... probabilmente ti avrei amato se solo tu fossi restato"

Continua a ripetersi in testa questa frase, continua a chiedersi se poi, alla fine, il destino abbia piani e progetti ben definiti.

"Facciamolo! Facciamo un patto...se a 40 anni la vita non ci avrà dato quello che desideravamo... o se ce l'avrà tolto,  ci ricercheremo, ci rincontreremo e ci riguarderemo di nuovo negli occhi... e a quel punto se ci andrà, potremmo iniziare una nuova avventura. Insieme"

Erano passati 20 anni dall'ultima volta che l'aveva vista, una manciata meno da quando l'aveva sentita.
La sua voce, il suo accento.
Cresciuti lontani centinaia di migliaia di chilometri.

Eppure lui ricordava tutto di lei.
Il neo dietro l'orecchio e sotto il seno, il tatuaggio ad altezza reggiseno, una frase che non ricordava, le sue mani piccole sempre ben curate, i suoi grandi occhi verdi.
Ricordava addirittura il suo profumo, quello che aveva con se l'ultima volta  che si erano visti. L'avrebbe riconosciuto in ogni luogo.

Controlla di nuovo il telefonino e anche l'orologio.
E arrivato troppo presto. Chissà quanto la dovrà aspettare.
Butta giù un altro sorso di Martini Royal provando ad ingannare l'attesa.

Lei è fuori dal locale già da dieci minuti.
Osserva il tavolo rotondo nell'angolo della sala, osserva il suo profilo, il suo naso un po' all'insù, i suoi capelli sempre ben curati.
Tiene le mani in tasca del suo giubbotto di pelle e fa piccoli passetti nervosi sperando di tenere a bada l'ansia, il cuore che batte sempre più forte quasi fino quasi a non farle sentire i suoi pensieri.
Jeans, all star e giubbotto di pelle.
A 45 anni può ancora permettersi questo abbigliamento e non se lo fa dire due volte.

Apre la borsa grande di pelle nera e prende il telefono.
"Dieci minuti e arrivo, cerco parcheggio."

Temporeggia.
Sa che entrerà, che lo guarderà e che in quel momento tutto scivolerà giù come un bel Martini ghiacciato e che si abbracceranno.

"Non sei tu. E che a volte bisogna scegliere la persona più simile a noi... e tu non lo sei, siamo due mondi opposti!"

Continua a ripetersi questa frase, lei, fuori da quel locale, eppure, è proprio li, a pochi passi da chi 20 anni prima le aveva detto che non era Lei.

Sono passati troppi anni, eppure, un patto e un patto.

Respiro profondo, scioglie le braccia ed entra.

Si vedono, di nuovo, dopo millenni.

Lui si alza in piedi, lei si avvicina ammiccando un sorriso.
Vicini.
Si guardano.
Sorridono.
Imbarazzati di ciò che hanno lasciato e di ciò che hanno trovato.
Stupiti delle rughe che hanno iniziato a solcare il viso e dei capelli bianchi che si son fatti strada.

Lei è carne, ossa, sangue, vita. Non può trattenersi.
Lei è così. Spontanea e vera.

Lo abbraccia.
Lui l'avvolge e ritrova quel profumo, il suo profumo.
L'odore della sua pelle abbronzata.
Lei ritrova quelle braccia sicure che aveva dimenticato, che aveva messo nel cassetto dei ricordi e non aveva più tirato fuori.

"Sei sempre uguale... Più adulta, più donna, persino meglio di trent'anni fa..." dice, trattenendosi dal continuare a tenerla tra le sue braccia.

Si siedono e lei ordina un Martini con ghiaccio.
"Prepara un altro del suo anche" dice, avendo visto che lui aveva già bevuto per affrontare la situazione.

Silenzio.
Lunghissimo e interminabile silenzio spezzato dal suono del ghiaccio nel bicchiere.
Lei prende il suo Martini e sfiora il bicchiere di lui facendo un brindisi a loro e ingoiando un boccone troppo grande.

"Ma davvero sono qui per quel patto!?"

Lui smorza il clima, sa che uno dei due deve cedere, deve ritrovare il loro modo di fare, di capirsi al volo, anche dopo anni.

"Allora, siamo qui, 45 anni, single, quindi dobbiamo guardarci ancora per molto negli occhi?!"
Bam. All'attacco.

Lei esplode a ridere e con il suo accento americano ribatte "In realtà ti sto aspettando da una vita... quando vuoi, eh, sempre se hai l'agenda libera!"

Rotto. Il freddo, l'imbarazzo, il gelo.

Sono loro, sono ancora loro.
Oltre il tempo, le distanze, una vita vissuta chissà come.

"Ma poi... sto patto... Decidiamoci... Vieni tu in America o devo ritrasferirmi io a Milano? Però non la tirare per le lunghe, che tu sei quello lento... che va con calma.. ragiona... Dentro o fuori!" e fa un sorso per cercare di mettere a fuoco cosa sta succedendo.

Lui sorride, beve un sorso e allunga la mano.
Le sfiora il braccio.
La guarda.
Le sposta un ciuffo di capelli e si avvicina con la sedia.
Le accarezza la guancia e chiude per un istante gli occhi.

"E solo colpa mia" dice sottovoce. "Se avessi capito prima cosa mi sarei perso io..."
"No " ribatte lei mettendole un dito sulla bocca. "non farlo. Non farti del male, non tirarmi fuori un sentimento che ho superato, non tirare fuori il passato... se se se... la vita è andata così. Meravigliosamente così. E..."
"E siamo qui" aggiunge lui.
"Esatto... e siamo qui." dice lei, abbassando lo sguardo.
La loro linea d'onda è potente. Vorace. Intensa.

La musica attorno a loro fa da cornice.
I bicchieri vuoti e i cuori pieni.
Le mani che tremano e la testa che macina pensieri a raffica.

Lui le alza il viso.

"Oggi pensavo. Pensavo a te, a me. Sopratutto a me, alla mia vita, alle mie scelte, a mia moglie che si è andata a scopare il mio socio e credeva che con un bel lavoretto di bocca tornasse tutto come prima, a mio figlio che ha 10 anni e che mi odia perchè "hai lasciato la mamma io non ti voglio più vedere", all'azienda che ho tirato su con sacrifici e che ho venduto perchè mi ero rotto le palle, Stella, credimi, mi ero rotto le palle di tutto e tutti. E poi un giorno ho trovato un quaderno, sgualcito, forse delle superiori, non so e dentro ci ho trovato il nostro patto. E cazzo, mi è salita una botta di vita, di speranza. Anche solo nel sapere che nel mondo un'amica non mi avrebbe abbandonato o tradito, anche solo nel sapere che forse potevo ricevere ancora un abbraccio disinteressato e puro.
Per quello ti ho cercato Stella, per questo fottuto bisogno di sapere che nonostante tutto, tu ci saresti stata..."

Lei ha gli occhi pieni di lacrime.
Uomini prima di lei, le avevano fintamente raccontato la storia del "sei l'unica per me, amo solo te", anche suo marito, che un giorno l'amava e quello dopo spariva, che un giorno la riempiva di attenzioni e poi si dimenticava di cosa voleva dire amare. Lei aveva resistito, sperato, lottato, fino a quando dopo l'implosione si è susseguita l'esplosione, valigia taxi e ritorno alle origini.
Doveva andare cosi.

Stasera lei, seduta in quel locale, ha gli occhi pieni di lacrime per delle parole che le hanno sfiorato le corde più profonde della sua anima.
Si era dimenticata, o forse non aveva avuto il tempo di conoscere questo suo lato. così serio e malinconico.

Un brivido le corre lungo la schiena.

"Ed io, Marco, sono qui, con te. Da oggi sono con te. Ovunque andremo, in qualunque modo vorremo affrontare questo patto che patto non è, io per te ci sarò."

Tira su con il naso e si asciuga il viso.
Lui sorride e l'abbraccia a se fino a sentirne il cuore battere.

Si scosta leggermente.
"Grazie" le dice " sei la donna che ho fatto scappare una volta ma che questa volta tengo ben stretta a me" con le fossette sulle guance, le prende il viso tra le mani.

Ecco.
Questo mancava a lei.
Questa sensazione di potenza, questa sensazione che può lasciarsi andare tanto c'è lui che le tiene il viso tra le sue grandi mani.

Si guardano.
Sorridono.
Imbarazzati di ciò che hanno lasciato e di ciò che hanno trovato.






venerdì 4 marzo 2016

AMICO.



Ieri ti ho pensato...era il tuo compleanno. Lontano migliaia di km, tutto preso dal tuo mondo, dalla tua attività, dalla tua intensa vita vissuta a 100 all'ora.

Ogni tanto manchi, manchi amico mio.

Mancano sopratutto le chiacchierate, il confidarci, il darci consigli sulla vita, su come affrontare le cose.

Manca alzare la cornetta e sentire la tua erre leggermente moscia dire "Ireeeeeeee a Sassi stasera devo raccontarti... devi dirmi cosa devo fare..."

Manca iniziare serata insieme e poi finire con un sguardo mentre ognuno esce accompagnato.

Manca stare sdraiati sul letto e guardare il soffitto facendoci domande troppo più grandi di noi.

Manca la panchina sopra Torino con birra, trulla e mille consigli.

Manca, ma è giusto che sia così...si era giovani, le cose cambiano, il tempo passa, tutto cambia.

C'è chi crede che l'amicizia tra uomo e donna non possa esistere, che ci sia sempre e per forza qualcosa sotto.

" Io non riesco a parlare così con un amico... tu sei donna, tu sai dirmi cosa sentite, cosa provate, tu puoi capirmi e consigliarmi su come fare con una donna, come conquistarla, cosa voglia dire uno sguardo o una frase... e poi vuoi mettere? Quando andiamo a ballare e sembriamo una coppia, io sembro ancora più figo e le ragazze ci provano di più..."
E quando andavamo a ballare... lui spariva... io mi perdevo nella musica... e quelle volte che venivo circondata da gente indesiderata lui arrivava all'improvviso, mi stringeva a se e mi stampava una bacio dal quale ci pulivamo subito dopo come a provare quasi schifo...ma intanto mi salvava... mi salvava come fa un amico, come fa un fratello maggiore.

Ecco il mio problema.

Ho sempre sentito la mancanza di un fratello maggiore, di quel fratello con cui fai le prime uscite serali, in discoteca, con il quale parlare al buio prima di addormentarsi, quel fratello da chiamare se hai bisogno, se vuoi ridere, se vuoi piangere.
Per questo ho sempre avuto molti amici sopratutto più grandi di me. E in automatico, vuoi per la statura vuoi per l'età mi han sempre chiamato sorellina.
E con loro ritrovavo quel legame naturale che non avevo avuto.
Protetta e coccolata.

L'amore è stato ben altro.

Le mie storie non sono mai nate da amicizie.

Alcune, però, lo sono diventate.

Perchè, sopratutto nelle storie leggere e spensierate, quelle giovani che vanno e vengono, quello che rimane dopo non è profondo, doloroso.

Amicizie che son rimaste nel tempo... di quelle con cui chiacchieri serenamente e fai quattro risate, di quelle fatte di soli "auguri", di quelle fatte di tutto un po'.

Altre son rimaste storie, vissute, sentite e finite. Nient'altro dopo, a volte per il dolore provato, a volte per il menefreghismo provato.


Io credo in questo.



Credo nella purezza che un'amicizia porta con se, credo nella naturalezza che un legame tra uomo e donna possa non essere solo d'attrazione o di passione.


Anzi, credo che siano le amicizie migliori.

[ E nel tempo, ogni tanto, qualcuno prenderà il tuo posto.]

Piccole comparse che fanno bene al cuore.

mercoledì 2 marzo 2016

LEGGEREZZA





Ricordi.

Come fulmini a ciel sereno.
Le mani tremano sempre un po' quando si mette nero su bianco, quando le parole prendono vita e fan smuovere qualcosa dentro la pancia.

Ricordi.
Che risalgono in superficie e fanno sorridere il cuore.

A volte diamo tutto per scontato, dentro questa pioggia, si da troppo e tutto per scontato.
Mancano quelle vibrazioni che ti fanno sentire vivo.
Che ti colmano piccoli vuoti lasciati in sospeso.
E si scava, si va nel profondo, per cercare quelle sensazioni, per provare a risentirne il profumo, l'ingenuità, la freschezza, per provare a sfiorarne l'idea.

Voler allungare la mano e prendere la tua.

Stringerla mentre uno sguardo dice più di mille parole. 

Non c'è tempo, spazio, distanze o attese.

Sono pronta per il viaggio, per chiudere gli occhi e lasciarmi cadere.

So che ci sarai, che guarderai il mio volo e che una volta atterrata mi stringerai come non mai.

Mi lascio cullare da questa canzone che suona a ripetizione, mi lascio cullare da questa empatia, mi lascio cullare da questa bellezza.

Perdersi e ritrovarsi.
Senza sapere nulla pur sapendo tutto.
Senza dire niente pur dicendo tutto.
Senza aspettarsi nulla pur ricevendo un gesto inaspettato.
  

[bloom]

Come sangue nelle vene, che scorre incessante.
Un fiume in piena da cui ti fai trasportare.

Non c'è più tempo, non si deve per forza aspettare.

E' tempo di lasciarsi cadere...


venerdì 19 febbraio 2016

[s]pezzi di me




[ASCOLTO]

                                         [VOCI CHE RIMBOMBANO DENTRO LA TESTA]


[DENTRO IL CUORE]


                                         [DENTRO LA BOCCA DELLO STOMACO]



Capita.
Di sentirsi persi in mezzo ad una strada conosciuta e percorsa per anni.

In lontananza quelle montagne che mi abbracciavano, che mi proteggevano.
Quell'aria fredda che mi catapulta in un flashback potente, così potente da rimanerne intontita.

[ANDRA' TUTTO BENE]

Capita.
Di volersi perdere dentro un mondo dove esisti solo tu, dove nessuno può entrare, dove nessuno può toccarti ferirti parlarti informarti renderti partecipe abbracciarti cercarti.
Dove nessuno può contaminare il tuo momento, la tua stracazzo di fottuta [ PARENTESI ]



                                                     [ALLA FINE NE USCIREMO INSIEME
                                                                  ANCHE A COSTO DI                      
                                                                     DOVER LOTTARE ]



Prima ritrovo me stessa. Persa chissà dove.
Prima ritrovo me stessa. Lasciata chissà dove.

Prima amo me stessa, che poi tutto passa.
Prima amo me stessa. Che nonostante tutto passa, io sono ancora qui, in piedi.

Sconfitta ma viva.
Sconfitta ma lottatrice.
Sconfitta ma in battaglie che ogni giorno combatto.

Perchè mi piego, ma non mi spezzo.
Perchè cado, ma mi rialzo.
Perche corro, ma ho un bel ritmo.
Perchè piango, ma mi libero.
Perchè implodo ed esplodo, ma riattacco tutti i pezzi.
Perchè ogni giorno  c'è un tramonto da guardare e una vita da scrivere.



venerdì 5 febbraio 2016

BOOMERANG




Qualcosa che si desidera troppo.
Qualcosa che continua a rimbalzarti addosso, un boomerang che qualcuno lancia e che non riesci mai a prendere.

Dicono: " arriverà" " non pensarci troppo" "ogni cosa arriva quando deve arrivare".

E intanto i dubbi si insinuano, le domande si ripetono come un disco incantato, ogni giorno il pensiero sfiora l'idea, le paure si ancorano sempre più a fondo, senza volersene fare una malattia.

Ma succede.

Succede che si arriva ad un punto in cui ci si chiede " Perchè?".
Succede che si arriva ad un punto in cui ci si chiede " E se fossi tu? se fossi io? se fossimo noi?"

Difficile da accettare da superare da ingoiare e sorridere davanti a tutte che camminano fiere dei loro chili in più.

E una brutta bestia l'ansia, il timore.

Ti mangia lentamente, ti toglie ogni briciolo di positività, ti incute ragionamenti contorti in cui ti perdi e a cui molti giorni dai ragione e altri scrolli la testa come per gettarli il più lontano possibile.

Si può essere felici di una gioia altrui quando essa stessa è la tua angoscia?

Si può sorridere di fronte a quella che per noi è un'ingiustizia?

A volte credo.

Che i destini di due persone si uniscano contro ogni legge naturale, per un chissà quale motivo, che a volte diano frutti di un amore rubato, di un amore morboso che si cerca di tenerlo con se con il solo ricatto umano di una nuova vita, di un amore vissuto troppo poco, di un amore che forse chissà, se amore sarà.

Credo anche che ci siano circostanze misteriose in cui due persone, forse, non sono compatibili a soddisfare quel bisogno che ad un certo punto della vita, bussa alla porta.

E ci si ripiega su stessi.

E altri perchè, altre domande senza risposta, altre "sarete felici lo stesso" " troverete il vostro equilibrio".
Tutte belle parole, che però, siate sinceri,

servono solo per aggiungere tasselli per esplodere.

                             L'AMORE VINCE TUTTO.
  
                                                                                                                    [ d i c o n o ]


Si può mettere da parte un bisogno per l'amore?
Si può smettere di cercare la stella più luminosa?
Si può smettere di correre quando è l'unico modo di respirare?
Si può mettere da parte la parte più viva di voi stessi?

                                                                                                                  [ f o r s e ]


Chiedo scusa, se smetterò di essere felice per tutti i boomerang che mi tirerete addosso che, anche se involontariamente, mi uccidono ogni volta un po' di più.

Chiedo scusa, se per una volta, penserò a me stessa.

[chiedo
scusa
se
da
oggi
smetto
di
sapere
se
state
bene
con
il
vostro
grembo
fecondo
mentre
il
mio
si
contorce
ad
ogni
vostra
carezza
che
vi
fate
ad
ogni
gioia
che
provate
in
quella che vi auguro l'esperienza più bella potente ed emozionante della vita
ma
che
per
chissà
quale
motivo
non
mi
è
ancora e ancora e ancora e ancora
dato
sapere.]


                                                                  [dentro la gioia si trasforma in odio contro ogni mio volere]






sabato 30 gennaio 2016

A VOLTE RITORNANO.



Persa.
Nel buio di una vita che mi dà tanto e tanto mi toglie.
Persa.
Nei miei pensieri.
Torno.
Perchè si può partire per tanto tempo ma alla fine, si ritorna.
Anche solo per un istante.
Catapultata in quella che ero io, in un'essenza che mi ero scordata di avere.
Ricordi, sensazioni, fotografie che fanno sorridere il cuore.
Pensieri che si inseguono e lottano tra fango e nebbia.
Tra fango e nebbia.
Futuro che vibra.
Tra baci e odio.
Tra alti e bassi.
Resto.
Perchè tutti hanno il loro posto ed è sempre bello "poterci tornare" senza restare.
Resto.
Come una scena di un film quando a piccoli passi si cerca di superare il fiume.
Guardo, oltre me stessa.
Qualunque cosa mi spetti, io sarò qui, pronta ad aspettarla.
Con il cuore che batte, forte.
Con le mani agitate.
E la testa piena.


venerdì 28 dicembre 2012

CLOSER.

Come la scena di un bel film. Tutto si muove lentamente dentro colori caldi di una casa già vista.
Lei tocca distratta il bordo del calice pieno di vino rosso mentre lui la osserva attento in ogni suo minimo gesto, pronto a farla arrossire con un complimento inaspettato, pronto a farle rendere conto che il vino le sta facendo girare la testa.
Lei sposta una ciocca di capelli e la porta con un tocco naturale dall'altra parte della fronte ammiccando un sorriso colmo di spensieratezza.
Tutto il mondo è chiuso fuori.
Lui si alza e va verso il divano, accende la televisione e cambia qualche canale continuando a predicare il suo verbo riguardo le donne e lei non può credere alle sue orecchie, si alza, ondeggia leggermente e si avvicina a lui combattendo una guerra ormai persa in partenza.
Forse è il caso di issare bandiera bianca, ma nessuno dei due vuole darsi per perdente e preferiscono continuare a sfidarsi a suon di frasi fatte, stereotipi e idee fantastiche su cosa fa chi, chi fa cosa, perchè chi fa cosa e perchè.
Lei si lascia cadere sul divano, toglie le scarpe e mette le gambe incrociate. Con la testa appoggiata guarda il soffitto illuminato come se cercasse risposte da tener testa, perchè non può cadere con un colpo basso, così basso.
Lui si gira e la guarda con un espressione come per dire " non ci sono più appigli amica mia, voi donne siete tutte uguali, punto, non provare a trovare altre inutili spiegazioni" e lei con un sopracciglio alzato lo guarda come per dire "cosa? vuoi vedere che ti faccio ricredere di tutte le tue fottute convinzioni, amico mio, e basta fare di tutta l'erba un fascio, voi uomini siete uguali, toccata e fuga e chi vi rivede più?!".
Alta tensione.
Lei sorride liberata dai 12 gradi del vino sorseggiato prima e lo spinge, ma rimane intrappolata nella sua presa e viene tirata vicino al viso di lui.
Attimi durati una vita.
Lui non fa niente, la guarda in silenzio e aspetta la mossa sicuro che lei a breve farà.
Lei respira un po' affannata, sorpresa da quel suo gesto, sicura che a breve lui farà scacco matto.
Fanti, regine, torri e scacco matto, chi mangia chi, chi mangia cosa, chi arriva prima chi dopo.
Non è questione di lui, di lei, di vino, di divano o televisione.
Rimangono imprigionati in una parentesi dove entrambi hanno paura di fare un passo falso, dove solo chi non vive nella paura non vive per metà.
E il vino entra in circolo, la stanza diventa rossa, calda, pulsa dentro certi battiti che corrono all'unisono, pulsa nelle vene e il respiro si fa corto.
Lui si sveglia di soprassalto.
Sorride pensando che quel volto non ha ancora nome, è li solo per lui.
Lei si sveglia di soprassalto.
Sorride pensando che quel volto non ha ancora nome, è li solo per lei.
E in chissà quale luogo, richiudono gli occhi provando a ricercarsi nei meandri di mille sogni sparsi, così da lasciare il loro mondo chiuso fuori.
(Chiuso dentro una parentesi tonda.)

domenica 9 dicembre 2012

DAVANTI A ME.

 



Qualcuno mi spia dalla porta mentre mi specchio e accarezzo le mie forme che cambiano.
Tremo quando passo la mano sul cuore perchè pulsa forte, troppo forte.
Sembra che voglia uscire che voglia scappare da tutto questo.
Guardo riflessa una me che a stento riconosco, trasformata dal tempo, delle esperienze, forgiata da quello che l'ha attraversata e invasa.
Mi viene da piangere, un pianto liberatorio come per gridare il mio bisogno, come per sfogarmi da tutto quello trattenuto per mesi, per anni.
Uno arriva alla fine che non ce la più e basta un niente per toccare il mio limite, così alla domanda "cosa c'è che non va!?" esplodo in un pianto silenzioso.
E quello è il mio momento, il momento in cui libero quest'ansia che mi comprime, quest'ansia che mi fa alzare in tarda notte e guardare in quello specchio.
E nessuno è invitato. E mio, quel momento è solo mio e non voglio proprio conviderlo con nessuno, anche se tu mi stai guardando, io non mi volterò e accennerò un saluto. Io farò finta di niente, mi avvicinerò e chiuderò la porta a chiave, poi metterò gli auricolari e mi nasconderò per un'ora o due non importa quante ore rimarrò seduta in quel bagno lussuoso, ci starò fino a che non mi sarò svuotata fino al midollo.
Solo allora potrò rialzarmi e cominciare a riprovarci.

[You’ve gotta get up and try]

Troppe notti i sogni mi inseguono fino all'alba e non vorrei più svegliarmi, rimanere dentro quella parentesi incantata. 
A volte invece inizio a sudare a girarmi e rigirarmi e rigirarmi ogni cosa dà fastidio ho caldo poi freddo poi caldo poi i brividi poi freddo poi è fastidioso il cuscino poi ci sono le coperte troppo corte poi mi sento troppo sola poi mi sento troppo oppressa poi mi viene da vomitare e alla fine il con il cuore in gola accendo l'abat-jour con l'affanno e tremo e ho paura a chiudere di nuovo gli occhi e allora i pensieri si rincorrono e vengono a farmi visita e io ci sguazzo nei pensieri paronoie della notte dove tutto è silenzioso e razionale dove niente è contagiato perchè cerco una soluzione perchè cerco motivi risposte poi crollo in un sonno profondo tutta rannicchiata dalla parte destra del letto accoccolata da un pensiero bello da una sensazione di tenerezza infinita mista a fragilità come lottatrice dopo una battaglia forse vinta forse persa non lo so e mi sveglia solo il suo della sveglia che dopo anni faccio ritardare una volta due volte e alla fine mi alzo con la testa che gira ubriaca di tutti i pensieri che si sono rincorsi in una notte troppo lunga troppo breve in una notte "troppo".

[Sometimes I think that it’s better to never ask why]



venerdì 9 novembre 2012

SORPRESA

 Mi sono dimenticata di tante persone che hanno attraversato la mia vita. Le ho dimenticate come loro hanno fatto con me. A volte per scelta mia, a volte per scelta loro, a volte per il destino, che ti porta in altri luoghi, in altre vite parallele.
A mezz'aria in un cielo che cambia sempre, che sorprende sempre.
Mi sono dimenticata persino di tutte le parole dette, anzi, scritte. 
Di quanta volontà, intenzionalità, passione e razionalità ci avevo messo dentro, di come le avevo farcite e messe nere su bianco come fosse un fare di tutti i giorni.
Mi ha sempre attirato un feeling basato sulla scrittura, sulla comunicazione scritta, fatta di punteggiatura, di maiscole, di minuscole, di puntini di sospensione che si riempiono di tutto e niente.
Mi ha sempre affascinato chi come me scrive scrive e ancora scrive, di se stesso, di tutto, di quelle sensazioni che ritornano in mente all'improvviso, di quelle emozioni lasciate appese ad un filo nostalgico o dimenticato.
Un giorno avevo iniziato a scrivere un libro a quattro mani.
Ero sicura e sono ancora sicura che fosse una di quelle cose che tutti vorrebbero fare, dove mani di lui e mani di lei creano qualcosa puramente fantasioso e si incontrano, sullo stesso foglio bianco, su due schermi lontani chissà quanto.
Si crea un'atmosfera strana, carica di un eros particolare.
E non parlo di eros solo perchè sto leggendo 50 sfumature di nero, sia chiaro.
Parlo di quell'elettricità, di quella sensualità che si trova nel fare una determinata cosa. Insieme. E non per forza vicini.
Come mandare messaggini maliziosi dopo anni di convivenza o matrimonio, come dirle "sei meravigliosa" e lasciarla spiazzata riattacando subito la telefonata. Come scrivere flussi di parole in cui ci si rispecchia.
Come crare qualcosa e portarla avanti insieme, vederla formarsi sotto ai propri occhi e sentirla plasmarsi sotto le proprie mani.
Scrivere è ossigeno per certa gente, scrivere è ossigeno per me.
Non mi interessa chi e quanti leggono le mie parole. 
E la mia valvola di sfogo, il mio somatizzare tutto quanto, il mio rifugiarmi, il mio liberarmi.
Dare voce alle mie mani è una necessità, rigorosamente accompagnata da una singola canzone messa a ripetizione e ad alto volume.
Mi manca questa me stessa, quella che poteva evadere in ogni momento e avere un amico, un'amica di lettura e scrittura. 
Oggi ho ritrovato tante, tantissime parole mie, loro. 
Ne sono rimasta sorpresa perchè sono di quelle persone che non fanno più parte della mia vita, in nessun modo.
Ne sono rimasta sorpresa perchè mi ero dimenticata che c'è gente che sa ancora scrivere le proprie emozioni, i propri stati d'animo e comunicarli.
Ne sono rimasta sopresa perchè ho ritrovato un'Irene che con le parole faceva esplodere le stelle.


venerdì 2 novembre 2012

ULTIMO CAPITOLO.



Le cose lasciate in sospeso non portano mai nulla di buono, neanche un ricordo a cui aggrapparsi.
E' arrivata la primavera e anche se nel cuore credevo fosse già iniziata e arrivato poi di nuovo l'inverno. E mi fa strano vedere gli alberi in fiore e sentirmi leggera.
Credevo nella sua voce, credevo e non trovo altre motivazioni nel fatto che io credevo in qualcosa, in qualcuno, finalmente.
Ma come tutte le cose, dovevo aspettarmela. La botta, la martellata su un dito, la macchina che mi ha presa sotto, il vento che ha portato la pioggia e poi nuovamente il sole.
Ho cancellato tutto di te, per la rabbia, la delusione del tuo atteggiamento nei miei confronti. Meritavo e merito di più.
Ho cancellato tutto di te tranne le tue parole, che per mendaci che siano state, voglio tenerle.
Tu mi hai eliminata dalla tua vita, perchè?
Ti ho fatto davvero così male?
Cosa ho fatto per meritarmi un simile comportamento.
Ricopro pareti viola di fotografie in bianco e nero. Questa sono io, ancora io, sempre io, nonostante tutto.
Straccio la gonna viola piangendo in ginocchio per terra, nella penobra del giorno che mi hai tolto tutto.
Ma poi, la rabbia passa, la rabbia passa e sale la razionalità.
C'è sempre un motivo, sempre, e forse non devo ancora trovarlo, capirlo, cercarlo, ma c'è da qualche parte.
E vorrei parlare con te, solo parlare. A voce, di persona, per sapere cosa pensi, per sapere, punto. Solo per capire, solo perchè io non riesco ad odiare, io non riesco ad eliminare chi mi ha fatto stare bene.
E credevo potesse darmene altro, ma ci si illude a volte, per sorridere al mondo.
Suona e non rispondi. Paura? Timore che ti aggredisca?
Suona e suona. Poi rispondi.
-Ciao
-Ciao...come stai? dico. Sono serena.
-Bene, dimmi.
Sbrigativo.
-Ho la tua maglietta, so che ci tieni molto e quindi volevo restituirtela, sempre che tu possa e voglia vedermi. E magari ci prendiamo un caffè e due chiacchiere,due eh!?
-Ma non so Ire, io non so... Potresti tenerla alla fine la maglietta...
-No, forse non sono stata chiara, non voglio tenere qualcosa di tuo a cui se affezionato e poi vorrei avere un confronto, pacifico e maturo, sapere come stai, cosa fai, è ridicolo da dirsi, ma tipo due amici di vecchia data.

E stato allora che ho sentito e rivisto quella scena.
E il mio piede nel passato c'è sempre stato e non te lo mai detto ma tanto di te e del tuo mondo mi spaventava ma sarei stata coraggiosa da vivermi il presente chiudendo per bene il passato dietro un portone di legno massiccio.
Io sarei stata coraggiosa di dare il mio cuore in due nuove mani più sicure che mai.
E quando ti ho rivisto, ti ho rivisto come fosse la prima volta, ci siamo sorrisi, mi hai fatto salire in macchina e siamo andati verso al collina, non so verso dove e tutto sapeva di cose già viste.
Siamo scesi, arietta e sole caldo, seduti nel prato, tu che giri una canna e la fumiamo tranquilli, ci parliamo, ci parliamo come abbiamo sempre fatto.
Non la senti anche tu questa serenità?
Non capisci anche tu che forse non sono così malvagia e che ogni tanto si può chiacchierare?

Torniamo giù, velocità sostenuta.
Parte una canzone, nella tua macchina qualunque canzone assume un significato denso.
Guardo fuori, finestrino giù.
Un passo avanti. In modo diverso ma un passo avanti.
E vicino alla mia orma, una più grande di nove numeri.

Non ho avuto paura nel pensare di poter amare un altro cuore, un altro corpo, altre mani, altri occhi. Sono felice di quello che mi hai dato se era reale, sono felice se ti ho fatto bene (da quello che dicevi) o se ti sono stata utile per consolarti un poco.
Io non ho mai paura quando seguo il mio cuore, anche quando prende una direzione che all'inizio mi lascia in bilico e mi riempie di dubbi.
FINE.    

                               [vecchie parole ritrovate che non meritavano di rimanere nascoste
                                perchè quando si scrive c'è l'ispirazione. punto.]

giovedì 4 ottobre 2012

ISTANTANEE.

Come una stella cadente. Tu sei come una stella cadente.
Tutti la desiderano, l'aspettano, la vogliono, la guardano con gli occhi pieni di vita, tutti la vorrebbero toccare.
Ti porti dietro una scia di speranze come un vuoto a perdere.
Passi una mano tra i capelli bagnati e lasci scorrere l'acqua calda sul tuo volto.
Avvolta da ricordi di fugaci passioni rubate a notti senza luna.
Non lasci che una momentanea istantanea nella mente di chi ti ha toccato, di chi ha fatto finta di amarti come mai nessun altro. Un'istantanea che viene messa nel fondo del cassetto dei lontani ricordi.
Mentre tu li sfiori leggiadra come sei sempre stata.
Piccoli passi nella vita di chi poi ha fatto in fretta a raddoppiarti.
Non resta che credere che tutto quello che ti ha attraversato ti ha reso una persona migliore.
Cosa fai adesso che tutto sembra perduto?
Cosa fai adesso che tutto sembra conquistato?
Hanno preso la parte migliore di te succhiandoti l'anima, per poi lasciarti cadere, senza una filo che ti tenga su, aggrappata in chissà quale parte di chissà quale cielo.
Ti guardi allo specchio.
Qualche ruga inizia a segnare un volto stanco, un volto che ha vissuto pienamente una vita piena di alti e bassi.
Sorridi passandoti cento colpi di spazzola tra i capelli corvino.
Sicura del tuo cuore, della tua mente.
Tuffandoti in nuove istantanee.


venerdì 24 agosto 2012

IL TEMPO DI...

Rendersi conto che il mondo gira, il tempo passa, le cose cambiano, gli alberi perdono le foglie, la gente ti ricorda piccola o non ti ricorda affatto.

Chiedersi se sono loro troppo avanti o tu troppo indietro, frenata da chissà quali timori, da chissà quali scheletri dentro un anonimo armadio.

Rendersi conto di essere su un treno ma di stare nascoste per non farsi trovare, per non timbrare il biglietto come se così facendo il tutto si dilatasse all'infinito.

Prendere quell'anonimo armadio e chiudersi dentro, che forse forse nel buio dei proprio pensieri uno lampo di luce schiarisce le idee.

Porsi tante domande, cercare di capire le priorità, se poi sono priorità mia o della società, cercare domande nei segni, nelle fotografie, nella gente che passa e lascia una scia di un buon profumo, nelle pance rigonfie strette da magliette attillate.

                                     Rendersi conto che forse è arrivato il tempo.

sabato 7 aprile 2012

AD OCCHI CHIUSI.

Come una bambina, chiudo gli occhi e comincio a sognare.
La casa delle bambole diventa di mattoni, il tetto è fatto di tegole.
Nel giardino, un bel giardino curato, due cani si rincorrono abbaiando felici.
La porta d'ingresso padroneggia.
Si entra in un bell'ingresso, poi salone, cucina, dispensa, bagno.
Si sale e si scende.
Salgo e trovo al primo piano tre camere da letto e un bagno, salgo ancora e trovo due camere da letto e un bagno mansardati. Quelle saranno le camere dei miei figli.
Si scende e trovo una bella taverna per accogliere gli amici, una lavanderia e il box.
Tutto avvolto da un velo di magia, da una fantasia fanciullesca che nel tempo rimane solo alla fine, alla fine di tutti i pensieri, di tutte le cose da fare, di tutti i problemi da risolvere, di tutte le difficoltà e le avversità che incombano sulla strada.
Come una bambina, chiudo gli occhi e mi faccio abbracciare da questo sogno che lentamente inizia a cullarmi.
Mi lascio pervadere da una sensazione di t ranquillità nel pensarmi in quella casa, con la mia famiglia.
Lentamente mi addormento in un sonno che mi farà vivere la mia relatà parallela.
Ed al risveglio, un po' di malinconia.
Ma quasi quasi continuo a stare ad occhi chiusi.

martedì 3 aprile 2012

COLONNA SONORA.

Entro con la pesante borsa di pelle nera al braccio, le mie all star a pois ai piedi, il mio chignon sbarazzino e i miei occhiali rigorosamente neri e rigorosamente enormi. Troppo enormi.
Lei mi aspetta da un po' con davanti due tazze di un ottimo caffè d'orzo macchiato che non è un cappuccino, ma è un orzo macchiato.
Dalle casse parte una canzone che poteva essere benissimo una colonna sonora di un film, una colonna sonora di una di quei momenti che difficilmente dimentichi.
Mi siedo, le do un bacio e poso sulla terza sedia la borsa da cui escono fogli, appunti, penne, fazzoletti e foglietti di conversazioni avute durante lezione.
Il barista si avvicina con una scusa poco plausibile e ci dice che questa canzone è fantastica.
"E' una di quelle canzone che appena senti... non so... ti entra dentro ti conquista... ma poi lui ha una voce... E fatta proprio per voi due!"
Ci guardiamo e sorridiamo.
L'avevo appena pensato che era una bella canzone ma che addirittura fosse per noi, per i nostri lunghi incontri fatti di caffè e chiacchiere e poco pochissimo studio, almeno quello no.
Ma non mi dispiaceva pensare che un giorno forse avrei potuto scrivere ricordando un bar, una canzone, un pomeriggio che in questo momento era un pomeriggio qualunque.
"Riccardo non si fa più sentire, ha chiamato due sere fa, ci siamo visti, abbiamo fatto quello che abbiamo fatto, cioè...ho fatto quello che ho fatto... e ciao, chi l'ha più sentito..."
"Ma dai??? Pezzo di merda, io lo sapevo che faceva il figo che civettava perchè poi alla fine avresti ceduto e lui voleva solo quello...". Sono sempre stata troppo diretta nei commenti delle sue uscite, ma incredibilmente veniva scaricata sempre sul più bello.
Silenzio.
"Ho la pelle d'oca..." mi dice.
"Anch'io" rispondo.
Nel bar non c'è più nessuno, siamo passate dai caffè d'orzo ai bayles offerti e alla radio parte quella che è a tutti gli effetti una fantastica colonna sonora.
"Beh, vediamola così... mi sono divertita e non mi sono presa, quindi, morta li, mi farò più furba!"
"Beh, vediamola così, stasera ti passo a predere a Sassi alle 22, salgo sulla tua spider e ti porto a ballare!!!". Per me è stata una sorella dal primo momento che l'ho conosciuta. E stare con lei, portarla a conquistare il mondo non poteva che essere un onore. E mai avrei potuto fare diversamente.
"Ti faccio una proposta interessante... Piazza Vittorio e poi Chalet... è giovedì..."
"Non potremmo andare in posto migliore!"
Quello è il nostro posto. Quella è la nostra parentesi dove essere e fare tutto ciò che vogliamo. Dove ci sentiamo cariche da poter spaccare tutte, dove il tempo passa ma noi non ci stanchiamo, rimaniamo piene di energia dall'inizio alla fine.
Quello era il nostro posto. Era e rimarrarà sempre la nostra parentesi dove per poche ore abbiamo conquistato tutto ciò che c'era da conquistare.

sabato 18 febbraio 2012

BASTAVA.




Rimango ferma per mesi, anni.
Poi quella strana roba del tipo blocco dello scrittore si dissolve e ritorno a scrivere come facevo anni fa, una canzone messa a ripetizione per mezz'ora, un'ora, due tre.
E scrivo, libero le parole, trovo parole per dei pensieri che si mescolavano in testa ma che non erano chiari, decifrabili.
Nella vita si cambia, tante cose e tante persone con il tempo si perdono, si perdono abitudini, si perdono vizi per trovarne altri, si perdono persone per trovarne altre, si perdono passioni e se ne trovano altre.

Forse.
Con il tempo ho perso diverse cose e persone e alcune di queste cose e persone però, non hanno trovato sostituti.
Prima stavo guardando delle fotografie, di quelle che qualcuno fa in una serata strana, in cui vuole essere solo con la sua bottiglia di vino, in cui si fotografano portaceneri pieni di sigarette e un perizoma lasciato su un tavolino dopo una serata di passione. Tutto in un bel black and white che fa tutto più cool, più vissuto.
Mi sono ritrovata in quella foto, quando in mezzo ad una serata con gli amici mi bloccavo e spostavo leggermente per cogliere un particolare che mi faceva emozionare e bloccavo il tutto in una fotografia.
Mi sono ritrovata in un'età in cui indipendente su tutti i fronti affrontavo la vita con una grinta che ricordo bene. E se cadevo, mi fermavo, mi curavo, mi curavano gli amici, quelli che mi chiamavano a tutte le ore possibili e immaginabili e ogni sera mi portavano fuori a fare feste ignoranti.
Salto da una parte all'altra.
Sono un bianconiglio moderno.
Luci soffuse, ballo con un'amica e sono piena di me, felice per essere li e per aver "capito" che è ora di giocare, With or without you e due braccia mi abbracciano, una voce mi chiede scusa e una bocca mi bacia.
Un diluvio universale, una macchina troppo piccola non contiene le nostre parole, il nostro volerci ma non potere, un diluvio universale e tre piani di scale fatte rincorrendoci alle due di notte e finire abbracciati in un letto che fino a quel giorno era rimasto troppo grande.



Due amiche che salivano in macchina e l'importante era andare, ovunque per qualsiasi posto per qualsiasi arco temporale, l'importante era affrontare tutto insieme.



Una serata cominciata come una serata normale e finita con gente che mi chiedeva che pasta avevo mangiato ed io che rispondevo "tortellini" perchè l'ingenuità non è mica cosa da pochi.



Un messaggio arrivato il 23 luglio da londra con su scritto che mi voleva li con lui, con loro, per poter vivere quell'esperienza insieme ed io oltre la Manica, superata la Francia, in direzione Torino mi accingevo a iniziare una qualunque serata con una bel bayles.



Quei baci rubati per una vendetta troppo veloce, poco pensata, presa solo dall'incazzatura di essere tradita a pochi metri di distanza, quei baci rubati solo per far vedere che poco me ne frega di chi mi volta le spalle, che ho di meglio da trovare e l'avevo trovato in te quella sera - e non solo quella sera eri stato il migliore, lo eri in toto.



Entrare in casa facendo piano per non svegliare nessuno alle sei del mattino ubriache come poche, con i vestiti che gocciolano a causa di un bagnetto notturno nel Mediterraneo per poi esplodere in una mega risata e bussare su ogni porta con i tacchi e con i coperchi delle pentole, iniziare a fare aperitivo alle sette di sera in terrazzo e finire alle quattro del mattino a bere chupito e con un mazzo di rose regalato da poveracci che ancora credono che le donne le compri con una rosa.



Una spiaggetta di sabbia sottile verso la fine del fiume, una camicia a quadri stesa per terra e una ragazza sdraiata sopra, lui che dolcemente gli sposta un ciuffo di capelli dal viso e l'ama, l'ama come non l'avesse mai fatto prima. Due amanti che ogni volta che si incontravano sembrava che fosse la prima volta.



Un ritorno alle otto del mattino ascoltando Carla Bruni e chiedersi cosa ne sarà, sentirsi vuote e piene allo stesso tempo, sapere di aver fatto la cosa giusta con la persona giusta, senza un minimo di rimpianto, che oggi giorno già è molto.



Salire su in collina con il t-max, perdersi per poi trovare la strada giusta, tirare fuori due birre gelate e passare ore a parlare, a mettere il silenzioso ad un cellulare che continuava a squillava, a chiedersi come mai si aveva timore di una persona del genere, volerlo ma respingerlo, cercarlo ma negargli di avvicinarsi in un gioco di gatto e topo finito con un bacio che aveva aspettato due anni, incorniciato da un parco secolare che non lascia nulla al caso.



Una casa troppo piena, troppo piena, una pesantezza arrivata al limite, un incontro e qualche domanda, la telefonata il giorno dopo, una partenza organizzata in due giorni, quel fremore che si sente quando si fa qualcosa di eccitante e per la prima volta, un gruppo di persone mai viste che dopo un giorno erano come fratelli.



Un ragazzo arrivato un giorno che si presenta come un vecchio animatore, alto, abbronzato, simpatico, il classico che se le fa tutte ogni santa estate e a me che me ne frega sono partita proprio per purificarmi per farmi i fatti miei e non voglio casini e tu mi hai incasinata la sera stessa, tu hai cercato di iniziare la lista con me ma poi ti sei fermato, tu hai cercato di farmi capire che no nti saresti dimenticato di me e io che pensavo a tutto tranne alle tue parole, già sentite troppe volte per poterci credere, tu che dopo una settimana di partenza continuavi a cercarmi a chiamarmi ed io che iniziavo a chiedermi dove saremo finiti quanto amore ci saremo dati quanto male ci saremo fatti.



Tu mi hai incasinata la prima sera e a distanza di due anni e mezzo diventerò tua moglie.



Nella vita tante cose si perdono. Tante persone.



Bastava, fare a meno delle buone maniere.



Un ricordo a chi anche se sottovoce c'è ancora, senza amarezza ma solo con il fatto di aver condiviso un pezzo della loro vita con me.

mercoledì 21 dicembre 2011

COSì TANTO PER.

Scrivo sempre se sono da sola e fortemente accompagnata da una bella canzone che metto a ripetizione. Mi aiuta a mantenere la concentrazione.
Ho sempre usato la musica per concentrarmi: sin dalla prima liceo e fino all'università quando dovevo studiare sul treno o sul pullman o quando dovevo ripassare per un'interrogazione o un esame, mettevo il mio I pod a tutto volume, selezionavo una canzone che mi piaceva e che non era legata a sentimenti particolari, mettevo la ripetizione e giù a leggere riga per riga, fuori dal mondo, travolta dalle note e dalle parole.
E oggi a distanza di anni mi nascondo nella musica per ritrovare pezzi di me, per trovare ispirazione, per creare, per sognare, per concentrarmi in una stanza che fino ad ora non è riuscita a farmi scrivere.
E quasi Natale. Ma oramai non lo si sente più, una volta superata l'età dei "bambini" Natale diventa solo cercare regali spendere soldi fare code scervellarsi per qualcosa e qualcuno che poi chissà se ne vale la pena.
E anche se sono nella mia casina e anche se ho le lucine al balcone come ho sempre sognato e anche se credevo che questo Natale, forse, l'avrei sentito un po' di più, niente da fare.
Manca la magia, manca la neve, manca la tranquillità che respiravo nello stare sul divano e bere tè e guardare la neve cadere fuori e vecchi film sotto una mega coperta.
Manca la magia che solo un bambino riesce a creare.
Perchè alla fine noi adulti a forza di razionalizzare tutto, stiamo togliendo colore alla vita.


martedì 4 ottobre 2011

50 ROSE

Un giorno arriva un mazzo di fiori.
Quarantanove rose rosse... 49...
Una rosa bianca... 1...
Come per dire che non sei uguale alle altre, come per spiazziarti ancora un po' di più quel cuore che non sa cosa fare, che aspetta e quel che sarà sarà.
Una rosa bianca per dirti che c'è chi può darti di più, magari un giorno un mese un anno e non una vita ma che può darti sicuramente di più.
Quarantanove rose rosse inaspettate per dirti che non è vero che tutti gli uomini sono uguali.
Che alcuni alzano il culo e conquistno quello che desiderano senza dare per scontato niente, niente.
Cinquanta rose per farti tremare il cuore per metterti in un imabarazzo piacevole, per farti tremare il cuore come non tremava da tempo.
Sentire nelle vene che è la cosa sbagliata ma volerla assulutamente.
Sentire nelle vene il sangue che si riscalda che ribolle al pensiero di essere un suo pensiero.
La preda e il cacciatore.
Allora è il caso di seguire l'istinto e ciao ciao alla razionalità.
Allora quando ti trovi ad un bivio e tu non sai dove andare ma vorresti andare a destra, sappi già che la scelta giusta era la sinistra. Marphie non sbaglia mai.
E neanche il cuore.


IL CUORE

NON

SBAGLIA MAI.

venerdì 23 settembre 2011

Una volta scrivevo scrivevo scrivevo.
Una volta avevo tempo per scrivere.
No.
Ancora oggi ho tempo per scrivere.
Ma manca un soggetto. Una storia. Un'emozione. Un'avventura. Un fulmine a ciel sereno.
E neanche riascoltare vecchie canzoni serve a trovare un'ispirazione, un motivo che mi dia il la per inventare.
Quando il fiume scorre e non ci sono affluenti, rocce, cascate, scorre e basta.

giovedì 25 agosto 2011

SPASMO

Chissà come mai scrivo sempre.
Quando sono in questa casa.
Da sola.
In compagnia di un sottofondo scelto non a caso.
Una serie di canzoni che mi ha accompagnato in un periodo così intenso e colmo che mi stupisco che non sia mai esploso.
O forse è esploso ed è per quello che mi sono sentita smarrita.
Quante cose ho lasciato per strada, quante cose ho trovato.
Io ho passato molti anni legata al passato ed è stato doloroso capire che era la cosa peggiore che potevo fare.
Sperare che le persone

TORNASSERO,

NON CAMBIASSERO,

RIMANESSERO NELLA MIA VITA esattamente COME PRIMA,

in una PRESENZA costante di cui non potevo,

NON POTEVO

fare a meno.

Combattevo con il presente PER DARE SPAZIO AL MIO PASSATO e il mio passato che a volte tornava che a volte non cambiava che a volte rimaneva mi risucchiava in un vortice che alla fine, INCONSAPEVOLE, mi faceva perdere la bellezza del presente, mi faceva perdere le cose a cui tenevo di più e che avevo li in quel momento per me da toccare con mano.
Era un modo di non cambiare il mio, era un modo di pensare che se le cose rimanevano invariate io rimanevo la stessa Irene.
Ma dentro ogni giorno morivo un poco credendo che in quegli scheletri potevo trovare serenità tramite una canzone, un ricordo, una mail, qualche messaggio.
Chissà come mai la gente ha così paura di accettare i cambiamenti, di accettare il presente mettendo da parte il passato.
Ho combattuto e ne sono uscita vittoriosa.
Senza rimpianti ne pentimenti.
Ricordo sorridendo chi è entrato nel mio cuore.
Alcuni sono usciti alcuni li ho fatti uscire altri sono in sospeso.
Ma nessuno intralcia con il mio presente.
Nessuno ha un sentimento così intenso da non poterne fare a meno.
Se non si può farne a meno allora, siamo intrappolati nel passato.
Sono qui, che ascoltando a ripetizione Hallelujah, lascio scivolare pensieri contorti, poco pensati prima di metterli nero su bianco, lascio parlare una parte di me che viene fuori solo nelle mie parentesi.
C'è qualcosa di grande la fuori che mi aspetta.
E non abbasserò più la testa.
Ne per me ne per nessun altro.
C'è qualcosa di grande la fuori.
Esco e vado a cercarla, seguendo una piccola stella senza cielo.