Stanotte.
Sogni strani che si inseguivano imperterriti cercando di prendersi, cercando di mordersi la coda.
Stanotte ti ho sognato.
Come ogni volta ti vedevo in mezzo alla folla e rimanevo li, un po' immobile un po' delusa nel trovarti sempre caso.
Ma questa volta mi sono soffermata sui pensieri giusto un attimo, ti ho abbracciato, ti ho preso per mano e ti ho portato con me lungo il fiume, di notte, musica in lontananza, uno strano tempo che ci trascorreva attorno.
Poi i sogni sono sogni, confusi, labili, veloci a volte, lenti in altre, ti ho perso e ti ho ritrovato in un appartamento in una qualche strana festa in cui non sembravi interessato ed eri seduto su una poltrona di pelle marrone con la tua maglia blu elettrico.
Mi hai guardata e ti sono venuta incontro, ci siamo avvicinati al balcone, fuori uno strano tempo, ancora quello strano colore nel cielo, ancora quella strana sensazione e ho chiuso gli occhi e mi hai baciata.
Quando ho riaperto gli occhi sapevo solo che tu eri già andato via, di nuovo.
E a nulla è servito trovare un tuo ipotetico sostituto, qualcuno che ha la tua capacità di liberarmi da reti pesanti, qualcuno che mi ricorda te in tante cose ma che in altre mi lascia vuota così vuota che neanche la tua verità detta dopo cinque anni ha creato un tale vuoto.
Perchè tu sei tu e non è colpa di nessuno se siamo destinati a vivere così.
Io però devo spiccare il volo, non posso rimanere intrappolata in tue controfigure che però non sono in grado di farmi sentire.
Ti cerco, ti vedo nei volti che passano accanto in piena notte e sorrido, sento il cuore battere veloce e poi sospiro, non sei tu, non sei qui.
Non posso vendermi, fermarmi, accontentarmi, ritrovarti in altri corpi in altre teste.
Ma se guardo, lo vedo questo mondo che va veloce.
mercoledì 1 luglio 2009
CE CERCHI MI VEDI
domenica 21 giugno 2009
SVUOTARE.

Ho scritto
per poi cancellare tutto
perchè di parole se ne fanno già tante
ed io nella confusione in cui mi rotolo
non ho bisogno di loro.
Una ragazza dice che percepisce il mio stato d'animo
da quanto scrivo,
da come e cosa scrivo.
Lei è come una sottile anima che di notte
viene a trovarmi
e mi capisce,
mi coglie,
distante com'è
riesce a cogliere la mia vera essenza.
Non si frena di fronte a niente e nessuno.
Io
ho
solo
bisogno
di
andare
in un bel posto
e
trovare il mio di posto.
Senza troppi inutili problemi.
Senza storie a cui aggrapparsi.
Solo
con
il mio cuore
le mie mani
le mie gambe.
Vago
ancora
alla
ricerca
di qualcosa
e
ogni tanto
mi sembra di arrivarci
ogni tanto
mi sembra di toccarlo con mano
quel qualcosa
ogni tanto
mi sembra di averlo perso
di vista
ogni tanto
sorrido
perchè è così la vita
ogni tanto
piango
perchè è così che mi sfogo
ogni tanto
lotto
perchè ho bisogno di sentirmi forte
ogni tanto
mi lascio atterrare
perchè non ho tempo di sprecare forze per certe cose.
Ogni tanto
sono tutto
ogni tanto
sono niente.
Ogni tanto tutto è tutto e niente è niente.
Ogni tanto tutto è niente e niente è tutto.
lunedì 8 giugno 2009
TRENO.

Treno.
Di quelli che arrivano una notte, si fermano e ti fanno salire. Come benvenuto, un sorso di birra fresca e finestrini abbassati che fanno entrare l'aria fresca.
Un treno che va, senza nessuna destinazione, senza una tempistica prefissata.
Solo un treno carico di qualcosa che serve e si sa con la certezza più certezza che ci sia, che bisogna trarne tutto il buono che c'è.
E quando ci si guarda attorno, questo treno diventa lungo, immenso, quasi comodo, quasi atteso, inatteso, respinto, voluto, richiesto, preso.
Salgo e non mi volto.
Non voglio voltarmi e guardare nessuno, non voglio voltarmi e sentirmi dire che dovrei cercare di essere stabile, di smetterla di ricercare chissà cosa in chissà chi, sempre alla ricerca per poi finire con le mani vuote, non voglio sentirmi osservata come una che sa viversi la vita pur rimanendo libera.Salgo e non ci penso più.
Non penso alle complicanze, non penso se è giusto, sbagliato, bello, triste, scontato, troppo erotico, poco affettuoso, segreto, senza scopo, inutile, utile, salgo e non penso a niente, niente e poi niente. Salgo e sto bene.
Sto bene li, sto bene su questo treno che accelera, che taglia in due campi arati illuminati dalla luna piena.Poi dentro me, l'umore comincia a danzare.
Le nuvole ricoprono la luna, così grande così piena così madre, ed io danzo seguendo il mio umore e tutto diventa scuro e non si vede più nulla e l'aria diventa sempre più fredda e c'è così tanto silenzio e in quel silenzio mi chiedo quanto ancora dovrò danzare e in quel silenzio risuona l'unico nome che non avevo intenzione di sentire e dire mai più in tutta la mia vita.
E allora credo che danzerò ancora stanotte,
su questo treno che per ora va, senza meta,
su questo treno che tanto, prima o poi, si fermerà in qualche stazione
e
partirà da un altro binario.
Ma domani, svegliandomi con le gambe indolenzite, guarderò fuori.
Magari ci sarà un bel sole che illuminerà la giornata, magari ci sarà la pioggia che porterà via questo ultimo straccio di ricordo.
Ma io continuerò a camminare su questo treno, guardando fuori dai finestrini aperti, spostandomi all'indietro quando passeranno gli altri treni in senso opposto, ascoltando una canzone, una sola, sorridendo ad un mondo già visto ma che sto riscoprendo.
Passo dopo passo, chilometro dopo chilometro.
Sicuramente alla ricerca di qualcosa, ma chissà cosa . . .
giovedì 4 giugno 2009
PASSIONE.

Quando qualcuno dice "amore" viene svuotato un cestino dei tesori colmo di mille modi per spiegare questo sentimento, per spiegare questa azione sempre ben divisa dalla parola "sesso".
Ma se dentro al sesso ci fosse dell'amore?
Incondizionato e irrazionale, ma sempre amore?
Un amore diverso, un amore meno amore, un amore per l'altra persona, nel farla stare bene, per fare in modo di stare bene, una ricerca del piacere puro, un bisogno di passione rubata al tempo, un volere condividere il proprio corpo con una persona e non con un'altra.
Eppure l'amore c'è, anche se lo respingiamo, anche se lo neghiamo a noi stessi.
Ed io mi amo.
Quando curiosando riscopro una vecchia canzone e dentro esplode tutto e dentro cresce qualcosa e dentro si rivedono immagini di un bisogno carnale e di una passione contenuta dentro una macchina con i finestrini appannati.
C'è bisogno di questo oggi giorno, di sentimenti puri, magari a volte veloci e labili ma che siano puri, intensi, di quelli a cui non si può resistere, di quelli che senti il corpo tendere, di quelli che ti fanno andare in capo al mondo, di quelli che battono nelle vene e ti fanno alzare, vestire e partire, andare andare per avere la dose di amore, di sesso, di sentimento, di passione per poi tornare a casa e sospirare, sapere di avere polvere magica tra le mani e il ventre gonfio di desiderio.
Semplicità nell'atto più spontaneo e libero che ci è rimasto di fare.
Fare l'amore, far sentire l'altro di quanto siamo capaci a farlo stare bene, sentire quanto l'altro sa capirci e sa darci, senza dire una parola, solo ascoltandoci.
E a volte si superano incertezze, si superano preconcetti ribaditi fino a dieci minuti prima, si supera tutto quando si sente che ci si può fidare, che il suo corpo vuole il tuo, in quel momento, in quell'ora rubata al sonno, in quella notte.
Perchè si può fare l'amore per mesi, per anni con una persona e credere di stare bene, credere di avere quello che si cercava - se poi si cerca qualcosa - accontentandosi, fermandosi per paura di non avere più opportunità.
Poi,
magari, una notte, si finisce in altre due braccia, sotto ad un altro corpo e si capisce quanto e cosa mancasse al rapporto considerato perfetto .
Perchè si può amare, si può fare l'amore, si può fare una nottata di sesso o una serie di puntate ma se manca la passione è da considerarsi un buco nell'acqua, un quadro dipinto a metà, una fotografia sfocata in cui i personaggi non sanno neanche bene loro chi sono.
Perchè quello che muove tutto,
quello che muove il mondo,
le mani,
il corpo,
la bocca,
è solo una cosa.
quello che muove il mondo,
le mani,
il corpo,
la bocca,
è solo una cosa.
La passione.
lunedì 1 giugno 2009
MOLTO LONTANO.

C'era una volta una ragazza.
Lei scriveva in continuazione, riversava i suoi pensieri, la sua passione, i suoi sogni, nero su bianco bianco su nero per fare un fermoimmagine, per non dimenticare, per lasciare traccia.
Prima di addormentarsi guardava le fotografie sopra il suo letto e sorrideva pensando a quelle persone, a quegli attimi vissuti, poi accendeva lo stereo e metteva buona musica e lasciandosi cullare si faceva rapire dalla notte. Molto lontano c'era questa ragazza che ogni tanto pregava che le capitasse qualcosa, qualcosa che la facesse sentire viva, colma, piena di un qualcosa che lei non sa ancora tutt'oggi descrivere.
E poi tra le mani si trovava colori emozioni e sorrisi e poi tra le mani si trovava polvere cenere e carbone e ricomincia a pregare che le capitasse qualcosa di bello.
Sale e salsedine.
Vento freddo che fa venire la pelle d'oca già leggermente abbronzata.
Un silenzio quasi innaturale, corpi stesi vicini che respirano lenti e dormono sereni.
Nuvole cariche di acqua che reggono, reggono fino alla prima curva, reggono per farci finire la giornata, per farci tornare.
I viaggi, anche i più brevi, lasciano qualcosa.
Molto lontano c'era una ragazza che scriveva in continuazione, che lasciava libera la mano e il cuore, sicura che avrebbe trovato risposta alle sue preghiere.
Come puoi
rimanere lì fuori? C'è un così
bel disordine
qui dentro.
rimanere lì fuori? C'è un così
bel disordine
qui dentro.
martedì 26 maggio 2009
FRESHMEN

Tempesta presa in pieno, tempesta che lascia segni, che fa agitare lo stomaco, che lo agita ancora di più ancora di più.
Qualcosa dentro ribolle.
Sapere di avere deluso, sapere di aver goduto alle spalle altrui, saper di aver dato qualcosa di cui si era parlato un anno fa, sapere di provare tentare ad andare avanti per non ferire, sapere di provare e tentare e andare avanti solo perchè ora c'è bisogno di questa finta sicurezza che a volte fa bene a volte fa male a volte è inutile.
Qualcosa dentro ribolle.
Chiudere gli occhi e sparire, lontano lontano, sparire e respirare a pieni polmoni, senza pensieri nessun contatto fuori dal mondo. Matricole della nostra vita e quante cose si devono ancora imparare.
Stesa e nuda come il suo corpo, lo sento respirare forte, sta iniziando ad addormentarsi. Quello che doveva essere fatto è stato fatto e consapevole di questa parentesi torno indietro, vento tra i capelli e un vuoto pieno così profondo da sfiorare le viscere.
Qualcosa dentro ribolle.
Salgono pensieri ansiosi, voglia di piangere, di correre forte e a perdifiato, matricole, semplicemente matricole.
Non posso essere ritenuto responsabile
perchè lei si stava toccando il viso
non sarò ritenuto colpevole
lei si è innamorata per prima
and now he's guilt stricken sobbing
with his head on the floor
thinks about her now
and
how he never really wept he says.
[mi gironzola da diversi giorni questa canzone
mi gironzola
ed è diventata
la mia ninna nanna
il mio cullarmi tra lenzuola rosse
e
un caldo soffocante]
Qualcosa dentro ribolle.
Miriade di pensieri che si dondolano in queste notti piene di lucciole.
non sarò ritenuto colpevole
lei si è innamorata per prima
and now he's guilt stricken sobbing
with his head on the floor
thinks about her now
and
how he never really wept he says.
[mi gironzola da diversi giorni questa canzone
mi gironzola
ed è diventata
la mia ninna nanna
il mio cullarmi tra lenzuola rosse
e
un caldo soffocante]
Qualcosa dentro ribolle.
Miriade di pensieri che si dondolano in queste notti piene di lucciole.
giovedì 21 maggio 2009
FUGA

Buio.
Io aspetto, so che sono nel posto giusto, non vorrei essere altrimenti.
Sono passati un paio di anni dall'ultima volta e nell'averti davanti ritrovo una persona diversa.
Infilo il casco, salgo sulle tue due ruote e partiamo.
Con una mano mi tengo a te, forse un po' timorosa della tua guida, e con l'altra alla maniglia.
C'è l'aria calda stasera.
Sfrecci tra le macchine, ogni tanto alzi la visiera e mi parli, ogni tanto stringo la mano e ogni tanto la lascio andare.
Chiudo gli occhi.
Non potevo essere altrove, stasera, non potevo.
Birre gelate e su per la collina, quella che vedo da casa mia, quella fatta di ville infinite e lucine arancioni che traballano nella notte.
Cerchiamo una chiesetta che probabilmente è stata risucchiata e così, scendiamo giù giù e poi risaliamo su su ed io mi sento tranquilla, io mi sento bene.
Entriamo nel parco, ci sediamo e ci affacciamo alla città.
L'aria si è rinfrescata.
Beviamo la birra ancora fredda e parliamo, mi guardi negli occhi con una forza e una velata di dolcezza che mi chiedo come mai io non l'abbia mai vista prima.
Poi mentre parli, salti fuori come dal nulla con una frase che mi risveglia.
"Non bisogna
mai accontentarsi
anche se non si riesce ad ottenere
quello che
realmente si vuole."
Io sono qui stanotte, ci sarà un perchè? qualcuno l'avrà scritto? qualcuno ci starà vedendo dall'alto o dal basso?
Io sono qui stanotte e alla tua frase rispondo con una mimica facciale che comprendi ma sorvoli, capisci che non mi va di parlare di altri, siamo qui e tutto il resto almeno per stanotte, non deve interferire.mai accontentarsi
anche se non si riesce ad ottenere
quello che
realmente si vuole."
Io sono qui stanotte, ci sarà un perchè? qualcuno l'avrà scritto? qualcuno ci starà vedendo dall'alto o dal basso?
E poi mi avvicino, infreddolita e mi dai un bacio sulla fronte e dentro sento una spinta che tengo frenata, perchè sono una che si frena e si morde la lingua adesso, adesso che di scivolate ne ha prese abbastanza.
Il tempo sembra bloccato o accelerato o o o o o o o non si capisce, non si sente, non lo sentiamo, le luci sulla città rimangono a ballare tutto il tempo e noi non ci spostiamo di un millimetro.
Rimaniamo li fino a che la spinta non spinge e se spinge bisogna andare, bisogna accettare la sua vicinanza, stupirsi, meravigliarsi si stare così bene dopo del tempo passato a immaginarlo in un certo modo.
Adoro stupirmi meravigliarmi di qualcuno che ritorna così per caso, alla velocità della luce, qualcuno che tiene la situazione sotto controllo guardandomi mentre io li chiudo per poi riaprirli raramente e ritrovandomi nei suoi.
Torniamo, a passi affannati per la salita, alle tue due ruote e ci fermiamo ancora un attimo a guardare la città dall'alto.
Il cielo cambia colore, guardiamo l'ora, sta per albeggiare e non mi importa di nulla, non mi importa di nulla.
Casco in testa, mi tengo a te e questa volta non perchè timorosa e squarciamo Torino in due mentre alle nostre spalle il cielo comincia a colorarsi di rosa.
L'aria è ritornata ad essere tiepida, scivola addosso, come tutti i pensieri come tutte le cose dette, pensate, ingoiate, sputate stanotte.
Come una fuga da tutto quello che sta stretto, come una fuga da qualcosa che si vive ma che manca di qualcosa. Manca di qualcosa ritrovato qui.
Curva, rettilineo, superi, freni, rettilineo, curva e ti fermi.
Scendiamo, tolgo il casco lasciando liberi al vento i miei capelli e penso che ora mi saluterà in maniera normalissima come un esempio che ho in testa, perchè alla fine non è stata che una parentesi questa notte.
Ed invece mi da un bacio a fior di labbra, sorride, io mi volto e salgo in macchina.
Parentesi iniziata in un giorno e terminata in quello successivo.
Perchè c'è bisogno di questa linfa, perchè non bisogna mai smettere di cercare, anche sotto le pietre.
Colma, di un qualcosa di inaspettato che ha saputo farmi sorridere il cuore.
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