martedì 18 marzo 2008

FINESTRA.



Finestra aperta su un prato verde smeraldo, il vento porta via qualche foglia e alza la polvere.
Polvere che mi intasa i polmoni.
Tossisco, tossisco come se volessi buttarli fuori, come se volessi vedere cosa ho respirato in tutto questo tempo.
In presenza e in assenza di dubbi, in presenza e in assenza di voglia di combattere.
Resti appoggiato al muro.
Un raggio di sole sfiora le tue gambe nude, le tue ginocchia ben delineate. Giri pagine di formule strane, sottolinei nervoso e ogni tanto alzi lo sguardo e lo rivolgi fuori, cercando soluzioni a quesiti che adesso non dovresti porti.
Resti li, con le gambe allungate e i piedi accavallati e ti guardo in un silenzio circondato di rumori a te non famigliari.
Mi alzo e vado sul balcone.
Questa finestra va spalancata e poco mi importa se non hai coraggio di sentire l'aria sulla pelle, di sentire un'emozione dimenticata e poco mi importa di sapere che non sai se fidarti o no.
Non mi interessa proprio nulla, adesso, qui, a piedi nudi sul balcone bollente, vento che scompiglia i capelli e ricordi che mi caricano l'anima.
Non ho mai rinunciato, non mi sono mai fermata prima di aver sbattuto la testa e perché dovrei farlo ora?
Ti alzi, socchiudi la finestra e mi guardi.
Non un accenno di un sorriso, anche finto mi verrebbe da pensare, non un accenno a venire vicino a me per essere colpito dal sole, non uno sguardo con qualche risposta.
Mi viene mal di stomaco, entro mi metto un pantalone scuro largo e bucato, scarpe da corsa e scendo di casa.
Non ho voglia di parlarti. In testa ho solo cose che vorrei dirti ma me le mangio tutte.
Voglio che tu stia nel mio stesso agnosticismo.
Ma... forse...
Corro corro e mi fanno male le gambe e mi fanno male le braccia e mi fanno male le mani e mi fai male tu e corro corro e non mi fermo e mi fa male la milza e mi fa male la testa e mi fai male tu e mi fa male il cuore che sento rimbombare tra i miei pensieri.
Salgo le scale e apro la porta. Tu stai ancora appoggiato al muro, il sole oramai è quasi calato.
M'infilo sotto la doccia, così bollente da poter sciogliere tutti quei nodi fatti per non dimenticarti di pensarti anche mentre faccio il caffè, così bollente da poter sciogliere tutti quei nodi che hai fatto per ricordarti che ora stai bene dove stai, quei nodi che abbiamo fatto per ricordarci che a tutto c'è una spiegazione.
Con troppe speranze, così tante da non capire da dove possano sbucare nonostante tutto, entro in camera. Desolata mi butto a peso morto sul letto circondata dal mio accappatoio giallo.
Scivolo in sogni che mi fanno stare bene, in sogni che mi alleggeriscono tutto e mi portano indietro in un tempo non mio.
E c'è una finestra, leggermente aperta.
Mi avvicino.
Mi sveglio.
Sono sola nella mia stanza, come mi aspettavo, con addosso ancora l'accappatoio e il letto zuppo, i capelli già quasi asciutti e una sensazione che tutto si sia sistemato.
Ma l'anima è in trambusto.
C'è tutto e c'è niente.
C'è lui. Non c'è lui.
Attorno un alone strascicato da un sogno troppo reale, io mi guardo in giro, sotto il letto, nel cassetto aperto a metà.
Poi, questa finestra, leggermente aperta.
Mi avvicino.
Ora vorrei continuare a sognare, sognare che nell'aprirla tu sarai li, in piedi sul balcone bollente con un sorriso dolce e non di circostanza.
Mi sveglio. Sono già sveglia.
Si, non è più il caso di chiedersi cosa potrebbe esserci di là.
Ora è il momento di spalancarla questa finestra.
Senza fare caso alle nostre paure, alle mie paure. Che mi sovrastano e mi accecano.
Faccio un passo.
Mi sento folle e mi sento bene. Faccio un passo nella semi oscurità.
Aspettandomi tutto.
Aspettandomi niente.


2 commenti:

Fenridal ha detto...

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AndreA ha detto...

Passo per augurarti Buona Pasqua!!
;-)

Un abbraccio, a presto!! :-)