giovedì 27 settembre 2007

FANTASMI DEL PASSATO. NOI NEL PRESENTE.

Passetti silenziosi di persone invisibili che ci invadono il cuore e la mente. Noi che non sappiamo cosa fare. Che sentiamo solo che tutto questo potrebbe terminare o trovare una ragione nel rivedere due occhi. Ma manca la forza di prendere il telefono e parlare, chiedere.
Lui sorseggia limonina del 2006. Parla del più del meno, della pioggia che invade queste giornate, del risotto che per qualche strana reazione chimica tra spezie è diventato viola. Sorride e poi diventa serio, le fossette appaiono e spariscono come le nuvole, allunga la mano e riempie il bicchiere.
Lei resta seduta sul divano, circondata di piccoli cuscini quadrati e dentro sente una forza nuova, la testa rincorre le parole di lui, si aggrappa ai ragionamenti per poi lasciarsi andare al gusto dolce di quel liquido leggermente alcolico.
Poi si alza, mette il suo scialle nero e argento con lunghe frange, molto anni ’70, lui in piedi vicino allo stipite la guarda, silenzioso. Lei sorride e quando allunga la mano per prendere la giacchetta di pelle, viene fermata. Dalle mani di lui, che la sposta delicatamente e la inonda di baci.
Quelli che lei stava aspettando, quelli che la fanno sentire nel posto giusto al momento giusto, quelli al buio in una stanza sconosciuta che non mettono timore.
Nel buio di quella casa lui, baciandola milioni di volte con quella dolcezza da spiazzare ogni cuore, la conduce dove vuole, spostandola in modo cauto, conoscendo ogni singolo angolo o spigolo o porta e lei si fa trasportare, sentendosi sicura tra le sue braccia.
Chissà cosa è passato nella mente di queste due persone, in quella notte, cosa avranno pensato quando, stesi vicino uno sopra l’altro hanno sentito il bisogno di abbracciarsi più intensamente.
Tutto intorno regna buio e silenzio. Non sentono neanche più il freddo.
Così vicini, sono così vicini che l’imbarazzo non li sfiora nemmeno. E’ troppo più grande il bisogno di lasciarsi andare.
Lei aveva immaginato, si, che magari prima o poi sarebbe capitato qualcosa, anche se da alcuni suoi indizi aveva capito che c’era un passato che lo tormentava e non avrebbe mai voluto mettere inutili preoccupazioni in più; lei aveva immaginato, si, che prima o poi sarebbe capitato qualcosa, ma non quella sera.
Esattamente come voleva. Mani tra i capelli, mani che spostano capelli, gli occhi abituati al buio che cominciano a intravedere le sagome di corpi che danzano nella notte, profumi che si mescolano, precauzioni e intensità, bisogno di trovarsi sotto al corpo di lui e meravigliarsi di sentirsi così bene.
A volte, dopo aver fatto l’amore con una persona che non è il nostro partner regna imbarazzo e silenzio. Tra loro no. Lui ha iniziato un discorso con una semplice frase che lei, per quanto a volte si sentisse disarmata davanti all’intelligenza nichilista di lui, sapeva già dove avrebbe condotto.
Il passato non lo lascia libero o è lui che non riesce a liberarsene ma allo stesso tempo è così contento di andare avanti, di scoprire, di fare esperienze nuove.
E così quei due corpi oramai rivestiti, restando vicini e al buio di quella stanza profumata di danze lente, hanno cominciato a navigare sul mare del passato, del perché resta dentro impiantato come una spada.
Tra di loro c’era qualcosa di più, certo, perché non sarebbero arrivati fino a quel punto, fino a quella sincerità raccontata come se fosse un sogno. C’era tutto e c’era niente. Tutto è iniziato e tutto è finito in quella notte del venti sette settembre. La stagione di lui, con il freddo che comincia a bussare alla porta e le foglie che cominciano ad ingiallirsi e prendere il volo.
Lei si alza, questa volta dopo aver rimesso il suo scialle, infila la giacca e prende la borsa; lui apre la porta di legno massiccio e l’accompagna fino al cancello bianco. Si salutano guardandosi negli occhi. Lei cammina senza girarsi fino alla macchina, sale, mette in moto e mentre viene mitragliata di note e voci calde, pensa.
Che si, a volte accade tutto così, senza perché o forse un perchè c’è, ma lo celiamo anche al nostro cuore. Non è cambiato nulla. Lui resterà per lei sempre quella persona strana e intensa che era fino a poche ore prime, che con una frase tra centinaia di persone l’aveva stupita, raccogliendola tra le sue mani e trasmettendole il suo respiro. Si, lei ne era convinta. Non sarebbe stato niente di più. E magari sarebbero passati un paio di giorni prima di risentirlo.
Invece, con sua grande sorpresa, lui le scrive. Poche parole.
E lei, con occhi lucidi di gioia e contentezza, colma di un’energia mai provata, guidando, gli risponde.
E capisce che è uno specchio. Lei è uno specchio che riflette la dolcezza delle altre persone, si, non mette in dubbio che lo sia già di suo, dolce, ma con lui ad esempio, con lui che ha subito notato questo suo fattore, lei è il suo specchio.
Attraverso cui lui potrebbe osservare. Attraverso cui lei potrebbe imparare a dosare.

Tutti noi siamo inseguiti da passetti silenziosi di persone invisibili. Sta a noi capire che senso avrebbe ritornare su quei passi. Sta a noi capire che il passato serve per affrontare meglio il presente o il futuro ma che non ne dobbiamo rimanere intrappolati.
I nostri fantasmi ci staranno sempre vicini. Ma basta lasciarli dietro alla nostre spalle e vivere tutto quello che ci arriva al cuore senza chiederci cosa ne sarebbe di quel fantasma del passato.
Lasciamolo riposare. Il suo percorso l’ha già fatto. Ora tocca a noi.

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