giovedì 7 giugno 2007

MONOLOGO BAGNATO DALLA PIOGGIA


Ieri stavo guidando Milka, fuori diluviava (e che novità a Torino nelle ultime due settimane, direi!) e vicina a me, mia madre.
Questi momenti li sto vivendo con non curanza, con freddezza, con poco sentimento.
Mi conosco. Sono stata ferita così tante volte, che questa è quella volta in cui ho innalzato la barricata più alta, spessa e liscia.
Nulla importa se in mezzo c'è finita lei. Resta comunque ancora un'amica cara e sa che non può azzardarsi di parlare di qualcosa che non voglio che entri nella mia vita.
Certo, sarò contenta se sarà contenta, ma non deve aspettarsi fuochi d'artificio piazzati sul portone di casa.
Comunque, stavo guidando.
Guidavo tranquilla sotto quella pioggia incessante e intanto è partito il mio monologo.
MI chiedo, avessi fatto teatro, sarei stata brava a fare monologhi? dato che ne faccio ogni due per tre.
Inizio a parlare in questo monologo intervallato ogni tanto da "ahn ahn" "è la vita" "si va avanti".
Resoconto di sei mesi passati.
Mi dico che ho fatto solo due cose giuste...e per essere già a giugno,non mi sono data da fare molto bene.
Mi prendo anche in giro da sola!
La prima è stata partire per la Francia e conoscere tutti gli amici di mio cugino.Io, estroversa come nessuno mai, persona che potrebbe essere studiata da quanta facilità ha nell'ambientarsi con gli sconosciuti, diciotto sconosciuti!
Io, lontana da chi mi aveva ferito e che doveva ancora scagliare il colpo finale, io che per la prima volta ho deciso in mezz'ora di partire dopo 36 ore, io che non pensavo ad altro che alle cose da mettere nelle valigie che dovevano essere contenute.
Distante, con gente che mi ha aiutato in modo inconsapevole a dare un taglio netto a ciò che mi macerava dentro.
Le risate, le battaglie di cubetti di ghiaccio in piena notte, festeggiare il nuovo anno insieme, essere abbracciata da persone che conoscevo da tre giorni ma che sembravano tre anni.
Persone che non sono svanite come la neve, ma che sono rimaste sempre un poco presente nei miei pensieri e con le quali ancora oggi, passo qualche ora per ridere di gusto e sentirmi di nuovo quella forza addosso che loro soli son capaci di trasmettermi.
Quella forza con cui ero tornata a casa.
Con cui mi ero fatta delle promesse che fino ad ora ho mantenuto salde.
La seconda cosa giusta è stata partire per Cracovia, con quelle persone. Fare QUELL'ESPERIENZA indimenticabile,
che ricordo ogni giorno da sei mesi, partire senza conoscere molta gente, anzi, conoscendo solo dodici persone.
Conoscerne altre trentotto del mio gruppo, altre centinaia del mio treno, trovare vecchi amici,
condividere, commuoversi,
restare immobili e in silenzio,
sentire che c'è di mezzo il destino,
chiudere delle porte, aprirne delle altre,
baciare nella notte sotto la neve,
dormire rannicchiati in una cuccetta,
trattenere le lacrime quanto tutto finisce.
Il treno che si ferma, ultimi scatti, magari ci si vede ancora un po' di volte.
Non trattenere più le lacrime.
Si, è stata l'ultima cosa giusta che ho fatto. E direi che a questo punto, meglio così, perchè di potente e travolgente come questi due momenti, non penso ci sia qualcosa di pronto sempre dietro qualche angolo.
Stavo ancora guidando quando il mio monologo è caduto nel silenzio. Nessuna parole. Occhi lucidi e concentrati sulla strada infida in cui mi stavo perdendo.
"Già..." mi sono ripetuta nella mente "devo ritrovare la forza e andare avanti, più forte, più convinta che mai."
E la pioggia ha confermato il punto con un tuono.




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