venerdì 19 febbraio 2010

SFIORO


Non è difficile dimenticare.
E' difficile sfuggire da quei ricordi che arrivano all'improvviso e ti sfiorano quella corda tenuta sottovuoto.
Non è difficile dimenticare.
E' difficile costruire nuovi ricordi di quelli che poi si portano lontano.
Scende una lacrima sul tuo viso. Un brivido attraversa la tua schiena.
Protetta e circondata da braccia che aspettavi da una vita, da braccia che non speravi neanche più di trovare.
Un silenzio circonda tutto quanto.
Un silenzio che di naturale ha solo l'odore della vostra pelle.
Ti lasci cadere all'indietro e intanto ti chiedi che prezzo ha tutto questo.
Quanto brucia il cuore, quanto pure è l'ossigeno che respiri, quanto è vero tutto questo amore che vivi.
Dici che è normale, dici che certe cose si sentono "a pelle", dici che nella vita bisogna essere coraggiosi e tuffarsi, rischiare, dici che la vita è solo una e va vissuta a 240 all'ora in autostrada... sfrecciare così veloce da non vedere il paesaggio, veloci come un battito di ciglia.
Ti svegli, apri gli occhi, li stropicci con le mani e guardi fuori, spaesata.
Ti guardo e vorrei solo darti tutto, tutto il bene, tutta la felicità, tutto me stesso.
Ti guardo e vorrei darti la mano per passare il fiume, la mia spalla per appoggiare il tuo viso, le mie braccia per amarti e consolarti, vorrei darti le mie parole quando meno te le aspetti, quando le vuoi e dici di andare via, quando ne hai più bisogno, vorrei darti il mio silenzio quando tutto sembra troppo patetico.
Ti guardo e non vedo l'ora di renderti madre, di sentirmi esplodere dentro quell'emozione di vedere la nostra meraviglia, di tenerla tra le braccia e guardarti negli occhi per altri cent'anni e sentirti mia, bella, sensuale, madre, dolce, accattivante, intelligente, allegra, lunatica e sentirmi ancora innamorato come la prima volta.
Ti guardo da lontano. Scrivi qualcosa con il piede sul bagnasciuga al tramonto mentre il cappuccio della tua felpa ti copre la testa e quel vestito verde si gonfia leggermente e torna a segnare la tua pancia che accarezzi, che già ami.
Ti guardo mentre dormi, mentre sospiri e sogni.
In equilibrio sul mondo.
Non è difficile dimenticare.
E' difficile trovare quella persona che ti dia la possibilità di riscrivere una nuova storia, un nuovo libro.
E quando la si trova si fa di tutto, di tutto, per legarla a se per altre cento primavere.


[ Dirsi che è normale
Non ti domandare non c’è niente da sapere
È che a volte il silenzio ha il suo valore
Perché tu sai che quando non so cosa dire
Preferisco stare ad ascoltare ]

venerdì 22 gennaio 2010

SFOGOPOSTGRAZIE

Per la prima volta.
Ho buttato via pezzi della mia vita
del mio passato.
Di quel passato che ha fatto bene
e
ha fatto male
di quel passato che non deve più interferire
con il mio presente.
Un passato fatto di tanto
un passato che non ha senso trascinarlo ancora.
Ho buttato via e ho voluto dimenticare il dimenticabile
per lasciare spazio a nuove emozioni,
per lasciare posto a nuove sensazioni.
E tutto quello che mi riporta indietro
mi infasidisce,
cambio canale,
poso il libro,
lascio i cd a prendere la polvere.
Non mi serve aggrapparmi,
non mi va e non ne sento il bisogno.
Credo che il tenere le cose superato un certo periodo
diventa un modo di dire
"ci spero ancora"
per quello mi sono liberata.
Non ci spero più
ho tra le mani un diamante e tutto il resto
è merda.
Mi chiedo se sono malata.
E se questo passaggio,
questa purificazione
l'hai voluta fare anche tu
o se rimani aggrappato con il senno di poi.
L'unica cosa a cui vorrei che ci aggrappassimo
è il nostro cuore,
tutte le belle parole,
le promesse,
i sogni e i castelli che costruiamo.
Un aggrapparci così violento da lasciare cicatrici sulla pelle,
cicatrici che un giorno una tenera vocina indicherà chiedendo
cos'è.
Siamo qui.
Siamo qui.

C'è solo oggi e domani.
Gli altri tempi non mi interessano.



venerdì 11 dicembre 2009

PENSIERI AL TRAMONTO


In macchina, il tramonto alle mie spalle che lascio per andare verso casa.
Oggi mi manca tutto.
Oggi ho serenità nel cuore ma mi manca tutto.
Tra una curva e un semaforo poi, mi è salita una strana sensazione.
Ho pensato alla morte.
Di quelle che arrivano inaspettate.
Non ho mai avuto paura della morte, l'ho sempre vista come qualcosa che arriva quando vuole arrivare, non da avvisi e non chiede niente, arriva prende e se ne va.
E la cosa che mi spaventava non era di per sè la morte, ma il fatto di non avere tempo per salutare le persone care.
Oggi invece, ho avuto paura della morte, proprio di Sua Maestà.
Perchè forse si ha paura della morte quando si ama, quando si ha qualcuno d'amare, quando si è amati, quando c'è ancora così tanto in gioco, da pensare, progettare, costruire e vivere che il solo pensiero di non potersi neanche avvicinare, fa tremare.

Ma non c'è coraggio
se non c'è paura.

Perchè la paura diventa adrenalina, diventa energia, diventa voglia di correre e non fermarsi, di fregarse di domani e pensare solo a oggi, di smetterla di farsi domande e fare fare, agire, che sia pure d'istinto.
L'instinto non ammazza, al massimo fortifica, un po' come tutte le cose terribili.
L'istinto ti fa poi dire "ma perchè diavolo l'ho fatto?" e a questa domanda si susseguono così tanti motivi che poi sfumano in uno: l'ho fatto perchè l'ho fatto, punto, andiamo avanti.
Io ora non dico di vivere nella paura che Sua Maestà possa arrivare all'improvviso, anzi, altamente me ne infischio, ma ho solo il timore - quando mi prende questo pensiero - di non poter fare quelle 5, 6, 7, 8, 9, 10 cose che ho in mente... tipo un matrimonio, un viaggio, una casa, un figlio, certe emozioni e attimi che devo ancora vivere.
Oggi ho scritto al mio ragazzo


... io un po' ci credo alle favole... ai sogni espressi ad occhi chiusi, ai desideri che pulsano nel cuore, alle sorprese fatte contro ogni logica e possibilità...

Il mio problema è che ho sempre creduto e molte volte ho creduto così tanto che poi mi sono svegliata ed era stato un sogno-incubo da cui voler scappare.
Ma non smetterò mai di sognare, di desiderare, di amare.
Perchè insieme all' arte del mettere lettere dopo lettere e comporre parole, frasi, racconti, insieme all'arte del catturare attimi di vita in un click e insieme all'arte del seguire la musica con il proprio corpo e la proprio voce, sono le cose che mi fanno sentire viva.
VIVA.
SEMPLICEMENTE
VIVA
E
COLMA.

sabato 5 dicembre 2009


vorrei mescolare.
resto sola con i pensieri miei.
ed io.
vorrei che il cielo rimanesse di questo colore.
rosso fuoco.
un fuoco d'inverno che il freddo taglia in due.
parlare, parlare.
giocare un eterno gioco proibito.
se domani potesse tendere all'infinito.
se domani fosse sempre più sicuro e meno incerto.
passione.
desiderio.
vorrei sentire la tua voce dietro di me, così vicina.
così vicina che se allungassi la mano ti toccherei.
seduta qui.
con le mani fredde e i pensieri che viaggiano.
e lo vorrei.
perchè non sono.
quando non ci sei.
e resto sola con i pensieri miei.
torno a questa canzone che mi ha cullata.
che mi ha fatto volare così lontana da precipitare.
e rialzarmi.
lentamente.
e ricostruire la mia fortezza.
che è stata abbattuta.
da un cuore prorompente, energico, caldo.
siamo in grado di andare avanti?
e lo vorrei.
resto sola con i pensieri miei.
vorrei tornare nei posti dove sono stata.
spiegarti di quanto tutto sia poi diverso.
e lo vorrei.
che l'oggi restasse oggi senza domani.
o domani potesse tendere all'infinito.


[Vorrei di Guccini + pensieri miei]

giovedì 19 novembre 2009

CI SONO GIORNI

Oggi non sono di moltissime parole. Ci sono giorni che parlo tanto, parlo così tanto da sentirmi la gola secca, parlo e canto e grido. Ci sono giorni che mi sveglio e non voglio sentire nessuno, neanche un messaggio registrato politico che mi parla in automatico appena alzo la cornetta e ancora meno ho voglia di parlare, di comunicare, di aprirmi.
Forse perchè aspetto che qualcuno faccia il primo passo, dopo i miei, forse perchè mi aspetto una conversazione dai toni sostenuti e non arriva.
Oggi le parole che avevo le ho usate per vendermi, per vendere il meglio di me e per poter iniziare a progettare.
Progettare cosa, poi, una vocina mi diceva sottovoce.
Perchè anche se sono sicura di tutto, qualche neo, in qualche giorno particolare si vede, si sente passando leggermente la mano.
E allora vengono a galla i punti interrogativi, mi chiedo perchè siamo sempre noi donne ad emigrare per amore, mi chiedo perchè noi donne, che come dicono siamo più emotive, più sensibili, quando soffriamo per amore, soffriamo.
Soffriamo, piangiamo, vomitiamo, non mangiamo, mangiamo troppo, gridiamo la nostra rabbia, ma poi un giorno vediamo un raggio di sole, mi chiedo perchè noi donne soffriamo e gli uomini no.
Gli uomini si distruggono per amore e poi hanno tre possibilità, loro non ne vedono altre: o vanno in giro a fare baldoria credendo di poter dimenticare perchè è famoso il "chiodo schiaccia chiodo", o ammazzano la donna che l'ha lasciato e/o tradito, o si ammazzano da soli.
Lo immagino, li, impiccato ad un ponte, al buio, solo, dannatamente solo e triste, di una tristezza che forse non avrebbe sopportato.
Oggi mi sono chiesta se le persone che amano fanno davvero passi verso l'altro o se aspettano che tutto sia fatto, se sono davvero disposti a sacrifare un po' di se stessi, se sono davvero disposti a capire l'altro, se sono davvero disposti a restare se stessi ma arrotondando qualche angolo.
Poi, perchè è sempre così, sento questa conversazione, qualcosa dentro vibra. Alla fine, in una coppia c'è sempre chi ama per primo, chi ama di più, chi ha il coraggio di andare avanti e fino in fondo. Sta all'altro sintonizzarsi sulla stessa onda e camminare insieme.

Lui: Stai bene?
Lei: No.
Ho bisogno di sapere se provi lo stesso che provo io,
che riesci a... vederti con me per sempre, perchè altrimenti...
cosa sto facendo?
Cosa stiamo facendo?
Cosa siamo?

Lui: Ehi, guardami.
Siamo noi.
Tu sei la donna che amo con tutto il cuore
e
io sono luomo che rimarrà con te per sempre.
Non dobbiamo affrettare nulla.
"Per sempre" è davvero tanto tempo.


lunedì 16 novembre 2009

EROMA.


Cuffie nere, enormi, che mi circondano il capo.
Fuori una leggera nebbiolina.
Premo play per la sessantaquattresima volta, premo play e mi lascio circondare da questa sinfonia, da queste voci così delicate da sembrare una carezza.
Oggi sono stata avvolta da malinconia, da dubbi, da timori, da incertezze, da una tristezza improvvisa.

Ed ho ricercato forza nella musica, ho cercato forza e profondità, per fare grandi respiri e riprendermi la vita in mano e rialzarmi, l'ennesima risalita.

Ho i brividi.

Mi sembra di essere dentro ad un vecchio film, questo pianoforte che fa da sottofondo, questa coccola al cuore in tumulto.


Cos'è l'amore?

Non è l'amore ostentato, ripetuto e trasmesso con gesti enormi che fa di quell'amore un amore forte, duraturo, reale.
E' l'amore leggero, quello che penetra giorno dopo giorno, che sorprende, che c'è, presente e costante, fatto di minuscoli gesti percettibili solo dagli innamorati.
Oggi sono arrivata fino a qui.

Mi sono spinta un po' più in profondità, mi sono guardata e mi sono chiesta cantando e usando bene il diaframma "cos'è l'amore" mentre la musica mi rapiva, mi prendeva e mi faceva sua.

Ed io senza forze mi lasciavo a lei.
Passo dopo passo.

Senza abbassarmi e senza pretendere solo consapevole del sentimento che sta crescendo dentro me.


" Vorrei viaggiare su ali di carta con te
sapere inventare

sentire il vento che soffia
e
non nasconderci se ci fa spostare

quando persi sotto tante stelle

ci chiediamo
cosa siamo venuti a fare
cos'è l'amore?
stringiamoci più forte ancora

teniamoci vicino al cuore..."



[Elisa - Ti vorrei sollevare]

martedì 20 ottobre 2009

CASTAGNE E CAFFE'.


Lui e lei passeggiano per una via pedonale.
Tutti i negozi sono aperti e colmi di lucine bianche che ovattano l'atmosfera, la gente entra vuota ed esce colma di sacchetti.
C'è un vento freddo e in testa portano dei cappelli di lana.
Lei tiene in mano un sacchetto di castagne calde, lui un bicchiere di caffè nero bollente.
Camminano vicini mentre lei tiene sottobraccio lui, a passo uguale passeggiano superando luci, persone, venditori ambulanti.
Poi si fermano davanti ad una vetrina,

guardano silenziosi qualcosa che
gli fa sorridere il cuore e gli occhi,


si stringono un po' tra loro e nell'alzare lo sguardo si vedono entrambi in uno specchio che li ritrae li, immobili, con un viso così disteso e sereno da far pensare che non siano reali.
Riprendono a camminare, non sanno dove arriveranno, sanno solo che quel tragitto lo stanno facendo insieme, tra guanti, sciarpe e fiocchi di neve che cominciano a scendere dal cielo.
In questo spazio di tempo ovattato attraversano la città, senza esitazioni, solo con una convinzione di un amore così potente, così forte, profondo.
Davanti a loro qualcosa di superbo.
Rimangono senza fiato, paralizzati più per la bellezza che per il freddo.
A lei scende una lacrima.
Lui la stringe a se, le sussurra quanto l'ama e le accarezza una pancia ben vistosa.
In un abbraccio lontani da tutto e tutti - un abbraccio ad occhi chiusi e silenzioso come la neve -iniziano così a respirare a pieni polmoni il loro nuovo ossigeno.